Carabinieri al lavoro (foto Fabrizi)

di Chia.Fa.
Twitter @chilodice

Mille euro per un contratto di lavoro falso, con tanto di busta paga e profilo sul portale dell’Inps. Offriva la certezza dell’ottenimento dei permessi di soggiorno, la consulente del lavoro spoletina finita nel mirino dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, insieme alla nipote, a un’altra donna di Scheggino e a dodici cittadini di nazionalità marocchina. Per la professionista l’accusa è quella di falso e favoreggiamento all’introduzione e alla permanenza ai fini di lucro di stranieri clandestini sul territorio italiano.

Le indagini certosine condotte dai militari hanno smantellato un meccanismo ben oliato con cui la consulente era riuscita a creare 13 rapporti di lavoro fittizi a favore di altrettante persone che, inutile dirlo, non hanno mai messo piede nel posto di lavoro. Grazie alla propria professione, la spoletina riusciva a inserire falsi dati occupazionali della banca dati del ministero del Lavoro, compilava false buste paga e, di conseguenza, riusciva a creare false posizioni previdenziali e assistenziali.

Dove venivano assunti In quattro casi è stato direttamente lo studio professionale della consulente ad assumere i lavoratori, mentre in sei gli extracomunitari sono risultati in organico a un salone di bellezza di Viterbo e Terni il cui titolare però, dopo gli accertamenti del caso, è risultato completamente estraneo alla vicenda. Diverso, invece, l’episodio che coinvolte la donna residente a Scheggino che ha formalizzato la richiesta per il rilascio di un nulla osta utile all’ingresso in Italia di una straniera, dichiarando un lavoro di rapporto domestico inesistente.

Il sistema permetteva ai cittadini stranieri, tutti denunciati per concorso nel reato, di avere a disposizione una completa gamma di documenti falsi da consegnare agli uffici competenti al fine di motivare la permanenza in Italia. Da qui al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno, ma anche il ricongiungimento di familiari residente all’estero, il passo è stato breve. E almeno in un caso, questo finora quanto accertato, le pratiche fittizie sono state avviate dietro il pagamento di mille euro, ma le indagini proseguono. Già, perché i militari non escludono una «sistematica attività delittuosa» messa a punto dalla professionista, «fulcro dell’organizzazione», che potrebbe avere incassato altri compensi illeciti.

Il bilancio del Nucleo Dal 2013 i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro hanno denunciato in stato di liberà 57 persone tutte accusate di avere costituito 71 falsi rapporti di lavoro con cittadini extracomunitari perlopiù magrebini, ma anche cinesi e russi.

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