di Chiara Fabrizi
Dirigente medico dovrà risarcire 95 mila euro alla Asl2. E’ stato condannato per danno erariale dalla Corte dei Conti, che ha riconosciuto la violazione del rapporto di esclusività professionale, il dottor Fabio Conforti in servizio all’ospedale di Spoleto e distaccato per 18 ore settimanali al vicino hospice.
Medico condannato per danno erariale Stando alle carte portate in aula dalla procura contabile, il medico avrebbe effettuato nel triennio 510 turni di reperibilità che gli sono stati retribuiti dall’associazione Aglaia nel settembre 2013, quando era in pensione e aveva provveduto ad aprire la partita Iva. Rappresentata dagli avvocati Pozzolini, Pastorelli e Salimbeni, la difesa prima con memoria e poi in aula ha ribadito la «buona fede» dell’assistito ma soprattutto affermato come Conforti «non abbia svolto attività libero professionale e pertanto non avrebbe dovuto essere autorizzato dalla Asl 2, azienda sanitaria in cui è inserito l’hospice».
La sentenza La strategia difensiva, però, non ha convinto il collegio dei giudici (presidente Canale, a latere Fulvio Maria Longavita e Cristiana Rondoni). Nella sentenza di condanna depositata nei giorni scorsi, infatti, si legge: «Emerge chiaro dagli atti che il medico conosceva quello che espressamente l’azienda gli aveva consentito in relazione al suo status, cioè quante ore di lavoro doveva prestare in ospedale, quante all’hospice e in quale giorno e orario poteva effettuare le visite intra moenia. Sapeva anche di essere in regime di esclusività ed aveva ricevuto risposta negativa alla richiesta di riconoscimento di turni di reperibilità presso l’hospice da parte dell’Asl.
Dovrà risarcire 95 mila euro alla Asl E poi: «Se l’hospice avesse avuto bisogno di medici per i turni di reperibilità di pomeriggio, notte e festivi – si legge sempre nella sentenza – Conforti avrebbe dovuto semmai coprire queste esigenze con professionisti che non avevano impedimenti contrattuali o volendolo fare in prima persona doveva continuare a farlo sotto forma di volontariato o previa autorizzazione». Comportamento che secondo le carte portate in aula non si è verificato. Da qui la condanna per danno erariale e al risarcimento di 95 mila euro in favore della Asl.
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