Il tetto crollato della chiesa di San Giacomo

di Chia.Fa.

La procura dissequestra la chiesa di San Giacomo, crollata il 23 novembre 2010. A pochi giorni dall’appello lanciato dall’arcivescovo Renato Boccardo, l’edificio di culto della popolosa frazione di San Giacomo torna, dunque, nelle piene disponibilità della Curia. La comunità di fedeli, dunque, può tirare un primo sospiro di sollievo e, soprattutto, potrà assistere a stretto giro alla serie di sopralluoghi tecnici che l’arcidiocesi attendeva da mesi di eseguire.

Via i sigilli Dal primo piano di palazzo di Giustizia il via libera è arrivato martedì. Nella nota recapitata alla Curia si legge: «Ritenuto che, all’esito delle indagini compiute, non è più necessario mantenere il sequestro della chiesa di S. Giacomo e considerato che si rendono necessari gli interventi di ricostruzione della chiesa, anche e soprattutto al fine di eseguire tutte le opere provvisionali atte a garantirne la protezione e la sicurezza, la procura ha disposto il dissequestro della chiesa e restituito il bene alla Curia arcivescovile di Spoleto-Norcia».

Le immagini dell’ultimo sopralluogo prima del dissequestro

Palla alla Curia Non più di una settimana fa era stato proprio l’arcivescovo Boccardo a chiedere alla procura un passo in avanti. In realtà, va detto, il presule aveva sollecitato la magistratura ad autorizzare alcuni sopralluoghi tecnici, richiesti con apposita istanza, utili a fare decollare il progetto di recupero della chiesa e a salvaguardare il ciclo pittorico dello Spagna. Ma la procura è andata oltre, riconsegnando alla proprietà il patrimonio. Ora, dunque, la palla torna nelle mani dell’arcivescovo Boccardo e dell’ufficio tecnico di via Saffi chiamato a restituire ai fedeli di San Giacomo la loro chiesa.

Sette rinviati a giudizio Sul crollo del tetto dell’edificio, il sostituto procuratore Federica Albano ha aperto un fascicolo d’inchiesta ipotizzando, a carico di 11 indagati, il reato di disastro colposo e violazione delle norme edilizie e sicurezza sul lavoro. Con la conclusione delle indagini, notificata alle parti nei mesi scorsi, il magistrato ha anche richiesto l’archiviazione per quattro di loro, il sacerdote responsabile dei lavori, l’architetto responsabile del procedimento, un tecnico del Comune e uno della Soprintendenza. Se i quattro usciranno di scena spetterà al gip deciderlo, mentre per gli altre sette indagati, per i quali il sostituto procuratore Albano ha chiesto il rinvio a giudizio, si dovrà attendere la fissazione udienza preliminare.

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