di Chia. Fa.
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Manca il parere di compatibilità sismica, il Piano regolatore della città del Festival è tutto da rifare. È una sentenza a dir poco pesante quella formulata dal Tar dell’Umbria che, accogliendo i ricorsi presentati da alcuni cittadini, ha proceduto all’annullamento degli atti e delle delibere del consiglio comunale che, nel 2008, hanno portato all’approvazione del documento urbanistico. La notizia è stata riportata da alcuni quotidiani locali.
Il parere sismico Alla base della decisione dei giudici amministrativi, riuniti in Camera di consiglio (presidente Carlo Luigi Cardoni, consigliere Nicola Durante, consigliere estensore Stefano Fantini), ci sarebbe il primo via libera con cui, nel 2003, la massima assise ha adottato il Prg parte strutturale. Nel faldone dei carteggi portati in aula dalla giunta non sarebbe stato inserito il parere di compatibilità sismica previsto dalla legge di riferimento, rimasta in vigore fino al 2005. Un mancanza che il Comune avrebbe tentato di sanare solo successivamente con uno «studio dello sviluppo del territorio in funzione dell’eventuale rischio sismico» che, per il Tar, «non è chiaramente equivalente».
Lo studio del Comune In particolare, i giudici amministrativi precisano che lo studio in questione «non ha alcuna efficacia sanante, non essendo redatto da un organo terzo rispetto all’amministrazione comunale», ma anche perché, stando al verbale della conferenza istituzionale, «lo studio si è tradotto essenzialmente nella redazione delle carte dello zoning (strumento che vincola l’uso del suolo a destinazioni prefissate come residenza, industria, specificate nel Prg, ndr)». Da qui la mancanza di legittimità dell’adozione del 2003 e, di riflesso, dell’iter seguito nei successivi cinque anni.
I ricorsi Accolti, dunque, i quattro ricorsi contro Comune e Provincia, poi riuniti, presentati da alcuni cittadini proprietari di terreni che, nell’ambito della definizione del Prg, non si erano visti riclassificare le aree da agricole a edificabili o, al contrario, avevano assistito al loro declassamento, vale a dire trasformati da edificabili ad agricoli. L’annullamento delle delibere e di tutti gli atti dal 2003 al 2008 con cui palazzo municipio e l’Ente provinciale hanno approvato ed adottato il documento urbanistico rischia di avere pesanti ricadute. Ma, naturalmente, la vicenda giudiziaria non si esaurità con la pronuncia del Tar. Appare scontato, infatti, l’appello al Consiglio di Stato.

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