di Chia.Fa.
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Continua la guerra tra periti sul crollo della chiesa di San Giacomo. Ma stavolta a battagliare in aula sono i consulenti nominati dalla difesa di Nicola Falcini, titolare dell’omonima ditta che stava eseguendo i lavori, e quelli dei due progettisti strutturali, Andrea Giannantantoni e Fabrizio Menghini. Sullo sfondo la testimonianza di don Luigi Piccioli, vicario generale dell’Archidiocesi costituitasi parte civile, messo sotto torchio sulla sequenza di atti tecnici e amministrativi da lui firmati dall’avvocato Salvatore Finocchi, che assiste il direttore dei lavori, il geometra Daniele Felici. Complessivamente sono sei gli imputati, per tutti l’accusa è quella di disastro colposo, oltre a una serie di violazioni e inadempimenti delle norme edilizie e sicurezza sul lavoro.
Processo crollo chiesa di San Giacomo Di fronte al giudice monocratico Delia Anibaldi e al sostituto procuratore Gennaro Iannarone, l’ingegner Paolo Grazioso, perito dei progettisti, ha fornito una ricostruzione sulle cause del crollo analoga a quella formulata dal professor Nicola Augenti, consulente della procura della Repubblica. In particolare, il tecnico ha spiegato che gli interventi eseguiti materialmente in cantiere sarebbero risultati difformi dalle previsioni progettuali, specificatamente sul fronte degli scavi. Qui i progettisti avevano ipotizzato uno scavo di un metro intorno alle colonne, ma secondo l’ingegnere già a 25 centimetri erano visibili le fondamenta del pilastro poi crollato. In questo senso, ha affermato il perito in aula, il direttore dei lavori e gli operai della Cesa avrebbero dovuto interrompere gli interventi e richiedere una modifica delle impostazioni generali del progetto, evitando così, a suo dire, il crollo della colonna e della chiesa.
Guerra di perizie della difesa Diversa la posizione dell’ingegnere Giovanni Gangi nominato dai legali che assistono Falcini, titolare della ditta. Secondo il consulente della difesa, infatti, il piano di sicurezza e coordinamento così come il capitolato d’appalto si sono rivelati piuttosto carenti indicando nel primo caso, ha riferito in aula, rischi non attinenti agli interventi messi in cantiere e, nel secondo caso, non prevedendo puntellature laterali al pilastro. Secondo l’ingegnere Gangi poi non è così ovvio che chi stava eseguendo materialmente i lavori abbia scavato oltre le fondamenta perché, ha spiegato, al momento del crollo il pilastro ha compiuto un movimento dinamico, ruotando e trascinando giù il prisma su cui poggiava, peraltro avvolto da materiale bituminoso che confermerebbe, ha sempre detto l’ingegnere, come in passato si fosse già intervenuti su quella colonna.
L’avvocato Finocchi mette sotto torchio don Piccioli L’udienza si è però aperta con l’escussione di monsignor Piccioli che aveva firmato il contratto d’appalto per i lavori nella chiesa di San Giacomo. Ed è proprio sulla sequenza degli atti tecnico amministrativi che ha a lungo calcato la mano l’avvocato Finocchi, chiedendo lumi sul piano di sicurezza e coordinamento, sulla nomina del direttore dei lavori e altri incarichi tecnici. Ma il sacerdote ha più volte spiegato di aver firmato atti su indicazioni dell’ufficio tecnico della Curia, costituitasi parte civile e difesa dall’avvocato Giuseppe La Spina.
