Spoleto, via a iter per nuovo Prg: «Pronto entro 2015» (foto U24)

di Chia.Fa.

Dopo Foligno anche Spoleto. Il caso dei pozzi inquinati mette in allerta gli abitanti della città del Festival in un periodo, peraltro, a dir poco critico per le risorse idrico. Sì, perché l’Arpa nel corso delle ordinarie attività di controllo ha rilevato la presenza di composti organoalogenati nelle acque sotterranee. Il territorio interessato è a dir poco vasto, si va da viale Marconi a piazza D’Armi, da via XXV aprile a viale Trento e Trieste, praticamente tutta la prima periferia della città. Immediata l’ordinanza del sindaco Daniele Benedetti che ha interdetto l’uso potabile e irriguo delle acque captate dai pozzi.

Oltre i limiti di legge Come a Foligno anche a Spoleto a far scattare il campanello d’allarme sono stati i livelli di Tetracloroetilene e Tricloroetilene rilevati dall’Arpa durante i periodici monitoraggi delle acque. I prelievi sui composti organoalogenati, i cui risultati non sono stati resi noti, superano i 10 microgrammi per litro, limite massimo fissato dalla vigente normative.

Indagini in corso I pozzi analizzati al momento sono 43 e su questi sarà direttamente l’Asl 3 a comunicare ai proprietari tanto i risultati quando le misure specifice di tutela che possono differire, questo il punto, a seconda dei livelli di organoalogenati rilevati. Ma le indagini continuano. All’Arpa, come da prassi, è stato dato mandato di proseguire le analisi nelle zone limitrofe a quelle già analizzate, per appurare l’effettiva estensione della contaminazione. La perimetrazione è, infatti, suscettibile di ampliamenti.

Sospetti su aziende La presenza di Tetracloroetilene (Pce) e Tricloroetilene (trielina) lascia supporre che all’origine del fenomeno che interessa le acque sotterranee ci sia uno smaltimento improprio da parte delle aziende dei composti in questione, un’ipotesi che nel caso di Foligno trovò più di una conferma, per Spoleto occorrerà attendere il lavoro dei tecnici dell’Arpa chiamati, oltre ad ulteriori controlli, anche ad accertare eventuali responsabilità.

L’ordinanza del sindaco Il primo cittadino si è, quindi, affrettato a firmare un’ordinanza sindacale che vieta «di utilizzare per finalità destinate al consumo umano le acque captate dai pozzi ricadenti nell’area delimitata, il divieto viene esteso anche all’uso irriguo, rivolto alla produzione di alimenti, è ’ fatto divieto, nell’area in questione di eseguire perforazioni nel sottosuolo a qualunque scopo destinate».

Ecco le zone: via XXV aprile, dall’incrocio con via Marconi all’incrocio con via Antonio Gramsci; via Antonio Gramsci, dall’incrocio con via XXV Aprile all’incrocio con via Don Giovanni Minzoni; via Don Giovanni Minzoni, dall’incrocio con via Antonio Gramsci all’incrocio con via XXV aprile; via XXV aprile, dall’incrocio con via Don Giovanni Minzoni all’incrocio con via della Cerquiglia; via della Cerquiglia, dall’incrocio con via XXV Aprile all’incrocio con via Indipendenza; via Indipendenza; via Fratelli Cervi, dall’incrocio con viale Trento e Trieste all’incrocio con via caduti di Nassirya; via caduti di Nassirya; dalla rotatoria di via caduti di Nassirya fino all’incrocio con il cimitero di San Sabino, nella fascia di 100 m a monte del tratto stradale indicato; il tratto dall’incrocio del cimitero di San Sabino a via Pasquale Laureti attraverso il terreno che separa il cimitero dall’abitato; via Enrico Arcioni; via Francesco Romoli Venturi, dall’incrocio con via Enrico Arcioni all’incrocio con via Guglielmo Marconi; via Giacomo Reggiani, dall’incrocio con via Guglielmo Marconi all’incrocio con via Antonio Meucci; via Antonio Meucci in destra idrografica rispetto al torrente Tessino proseguendo per la strada arginale del torrente Tessino fino al civico 115, rientrando lungo via Gugliemo Marconi fino all’incrocio con Via XXV Aprile.

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