di C.F.
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Crolla il comparto edile sotto i colpi della crisi, negli ultimi 5 anni dimezzato il numero delle aziende e persi almeno 500 posti di lavoro. Non sono solo le grandi vertenze, come ex Pozzi e Novelli, ad aver minato la tenuta del già fragilissimo tessuto economico e produttivo dello Spoletino che, conferma anche la Cgil, soffre più di altri territori.
Tonfo edilizia Il quadro dipinto questa mattina negli spazi della Camera del lavoro dalla Cgil ha tinte a dir poco fosche. Buio pesto sull’edilizia: «Nel 2008 si contavano circa 3 mila aziende, oggi ne sono state censite appena 1.500 – ha messo in chiaro Cristian Benedetti della Fillea – dato che inevitabilmente ha avuto pesanti riflessi sui livelli occupazionali, stimiamo siano andati in fumo tra i 500 e i 600 posti di lavoro». E a far intravedere la luce in fondo al tunnel può essere solo la pubblica amministrazione: «È indispensabile sbloccare il patto di stabilità per permettere agli Enti locali di far ripartire gli investimenti e dare una boccata d’ossigeno al settore».
Ex Pozzi Tutto tace, invece, sul polo metallurgico di Santo Chiodo. Alla ex Pozzi, stando a quanto riferito, si produce a singhiozzo solo nel repartino dell’alluminio (Isotta Fraschini), su cui pende l’interesse per l’affitto del ramo di azienda da parte dei francesi di Saint Jean Industries che, però, prima di entrare negli stabilimenti spoletini sembrano voler attendere l’omologazione del concordato preventivo. Non sono poi chiari gli sviluppi della trattativa aperta con gli israeliani di Mogdal Metal sulla ghisa (Ims), anche loro interessati all’affitto del ramo d’azienda.
Novelli Unica mezza nota positiva, seppur con le dovute cautele, è relativa alla vertenza Novelli. Al di là dei pagamenti degli stipendi, che risultano tutti regolarmente versati, è stata convocata per il prossimo 6 luglio l’assemblea dei creditori dopo che il giudice ha dato il via libera al concordato. L’azienda è tornata a macinare commesse importanti e l’obiettivo, almeno per il momento, è quello di far tornare al lavoro la settantina di stagionali a cui nei mesi caldi della crisi non sono stati rinnovati i contratti. Per il comparto alimentare tengono bene le produzione olearia.
