di Chiara Fabrizi
Ancora una tirata di orecchie dalla Corte dei Conti. Stavolta sotto la lente della Sezione regionale di controllo finisce il bilancio di previsione 2011. La seconda strigliata al Comune di Spoleto, già richiamato dai giudici sul consuntivo 2010, si concentra sulla poco lungimirante pratica contabile che prevede il finanziamento, e quindi la copertura, di spese correnti attraverso entrate di carattere straordinario. Non solo. Nella decina di pagine di relazione, elaborata dopo uno scambio di carteggi, la Corte rileva anche una gestione delle società partecipate non proprio attenta ed oculata e un dialogo sugli strumenti finanziari, gli swap, con il consiglio comunale a dir poco carente.«»
«Equilibrio forzato» Ma cominciamo da quella pratica contabile messa a punto dai tecnici di palazzo municipale che prevede «il finanziamento delle spese correnti attraverso entrate di natura straordinaria». Che, in parole povere, equivale a dire che l’Ente ha sposato la poco lungimirante abitudine di coprire spese routinarie di migliaia di euro attraverso entrate di carattere eccezionale e non ripetitive, come gli introiti derivanti dalle multe dei varchi Ztl, il contributo dei permessi a costruire e il recupero dell’evasione fiscale (Tarsu e Ici).
«Rischio per i bilanci futuri» Entrate che invece, come la Corte puntualizza, dovrebbero essere destinate «a spese di investimento oppure a spese eccezionali». E in questo senso la Sezione, presieduta da Romano di Giacomo, scrive: «Il finanziamento di spese correnti attraverso entrate straordinarie, oltre a generare un equilibrio forzato, profila reali rischi per i futuri bilanci». Parole non di poco conto che suonano, ancora una volta, come un pesante monito ad uno staff tecnico che proprio in questi giorni è all’affannosa ricerca di una quadratura sul delicatissimo bilancio di previsione 2012.
Società partecipate, la Prt in liquidazione Nel mirino dei giudici, però, non è finito solo l’azzardo contabile. Già, perché a sfogliare la relazione non si può non notare quel paragrafo dedicato alle società partecipate. L’occasione l’ha data la poco nota Prt, Progetto ricerche terziario, in liquidazione dal maggio scorso, dopo il tentativo di un ripianamento delle perdite attraverso una riduzione del capitale sociale fatto, inutile dirlo, di soldi pubblici.
«Servono procedure di controllo» Ma il focus sulle partecipate è di natura più generale. «L’ente – questo il rilievo – deve dotarsi di procedure di controllo per monitorare i processi decisionali nelle partecipate, è necessaria una raccolta di informazioni sull’andamento dei conti e sulla qualità dei servizi forniti, al fine di verificare e valutare le risultanze economico-finanziarie delle gestioni, onde evitare una ricaduta sul bilancio comunale di eventuali effetti di cattive gestioni».
Il Consiglio comunale La Sezione regionale, in chiusura, torna a parlare, come già fatto nella relazione sul consuntivo 2010, degli strumenti di finanza derivata, gli swap, in mano all’Ente comunale. Questa volta, però, il punto si concentra sulla carenza di trasparenza nei confronti del consiglio comunale. «L’allegato al bilancio (sugli swap, ndr) – scrivono i giudici – è carente a tal punto da impedire al consesso di essere parte attiva in scelte di pianificazione strategica assai delicate e rilevanti per le implicazioni di lungo periodo che ne possono derivare».


