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La procura ha aperto un fascicolo d'inchiesta

di Chia.Fa.

Sulla delicata vicenda della contaminazione fecale dell’acquedotto la procura della Repubblica di Spoleto ha aperto un fascicolo d’inchiesta, ipotizzando a carico di ignoti il reato di avvelenamento colposo delle acque. I carabinieri della Compagnia di Spoleto, in queste ore, faranno visita agli uffici della Vus, gestore del servizio idrico, per acquisire, su mandato del procuratore capo Gianfranco Riggio, diversi faldoni di documenti.

L’inchiesta L’obiettivo è accertare eventuali responsabilità sull’origine dell’inquinamento da Escherichia Coli (E.coli) che da lunedì pomeriggio sta tenendo con il fiato sospeso diverse migliaia di cittadini. I rubinetti, infatti, resteranno chiusi almeno fino a venerdì in attesa che l’Arpa fornisca alla Asl i risultati preliminari delle analisi eseguite giovedì mattina. L’ordinanza con cui è stato vietato l’uso dell’acqua a scopi alimentari, dunque, resta in vigore in tutti i territori inseriti nell’ordinanza firmata dal sindaco Daniele Benedetti.

Santocchia: «Situazione migliorata» E giovedì mattina sono arrivati i risultati delle analisi eseguite mercoledì. «Gli esami eseguiti – ha dichiarato il dottor Franco Santocchia, direttore del dipartimento Prevenzione dell’Asl 3 – permettono di affermare che la situazione è nettamente migliorata tanto che i livelli di contaminazione si registrano ancora solo in una delle zone dell’ordinanza sindacale, la località Ocenelli, zona all’estremità della rete idrica interessata dall’inquinamento dove gli effetti della disinfezione con cloro operata dalla VUS si registreranno più tardi. Questa mattina – prosegue Santocchi – si è comunque proceduto a ripetere in controlli in località Ocenelli e, a scopo cautelativo, in altri punti della zona interessata nei giorni scorsi dalla contaminazione. L’esito delle analisi su tali prelievi e su quelli eseguiti in altre zone del Comune di Spoleto – ha concluso il dottor Santocchia – saranno comunicati dal laboratorio Arpa domani mattina e pertanto riteniamo opportuno attendere tali dati per sciogliere ogni riserva sulla potabilità dell’acqua»

Pozzi di San Nicolò Sull’origine della contaminazione restano sotto stretta osservazione quattro pozzi che dalla crisi idrica della scorsa estate alimentano, insieme alla sorgente Argentina, l’acquedotto dell’Alta Marroggia. Il sospetto, confermato anche dall’Asl 3, è che le recenti piogge abbiano originato delle infiltrazioni ai pozzi di San Nicolò da cui, è evidente, sarebbe scaturita la contaminazione. Vus, invece, ha escluso «categoricamente che l’inquinamento dell’acqua sia causato dalle cisterne, peraltro non utilizzate nella zona in questione».

Nato nel 1984, ha iniziato a scrivere per giornali online specializzati sul basket Nba ed europeo. Dal 2014 al 2025 è stato collaboratore del Corriere dell'Umbria, giornale per cui si è occupato soprattutto di sport. In particolare, ha coperto con assiduità la Sir Safety Perugia e negli ultimi anni il Perugia Calcio. A Umbria24 da novembre 2025.