Il tribunale penale di Perugia (Foto F. Troccoli)

di En.Ber.

Condannato a due anni e mezzo di reclusione un imprenditore perugino di 57 anni finito sotto processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Per lui la Procura aveva chiesto l’assoluzione. Sembrava in discesa la strada fino all’arringa dell’avvocato di parte civile, Donatella Donati, che ha rimesso in discussione tutto l’iniziale quadro accusatorio. Per quei fatti, avvenuti fino al marzo 2016, l’imputato – come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio che lo ha portato davanti al giudice Marco Verola – «nel corso della convivenza con la moglie» ha tenuto «condotte autoritarie e intimidatorie, dettate dalla volontà di controllare la donna anche nelle basilari esigenze di vita». Secondo l’accusa «pretendeva giustificazioni di ogni spesa e aveva predisposto una telecamera nell’abitazione». Tra le altre cose, in una circostanza, ha «scarrellato in direzione della moglie una pistola regolarmente detenuta, mettendo in mostra durante una discussione la stessa arma custodita nella cintola dei pantaloni». Inoltre «sottraeva la disponibilità dell’auto alla donna nel momento in cui lei gli comunicava la volontà di volersi separare, maltrattandola e provocandole uno stato d’ansia e una condizione psicologica di soggezione e di paura». Alla donna, presente in aula, il giudice ha riconosciuto una provvisionale risarcitoria di 25 mila euro. Motivazione tra 90 giorni. 

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