Controllo dei carabinieri (foto archivio F. Troccoli)

di M.Troc

Una lite in casa, tra l’uomo e la compagna. Poi lui le ordina di andarsene di casa, ma lei non riesce a portare con se il figlioletto a causa delle ripetute minacce dell’uomo.

La vicenda Non resta che chiamare i carabinieri. La donna è disperata al telefono ed è preoccupata per il figlio rimasto in casa con l’uomo. I militari giungono all’abitazione e intuiscono fin dai primi momenti che la situazione è complicata. L’uomo non vuole proprio saperne di ragionare. Nè con i militari nè con nessuno. Una tentata irruzione è rischiosa. Nelle intenzioni dei militari c’è la priorità di essere rassicurati sulle condizioni del bambino. Ma la porta è blindata come anche le finestre.

La trattativa Provano in diversi modi ad aprire un dialogo con l’uomo ma non c’è nulla da fare. Lui pretende persino che i militari si allontanino dalla sua abitazione. L’ultima carta la gioca il capitano Antonio Memoli. Stabilisce lui un contatto con l’uomo. Riesce a dissuaderlo e a farsi ospitare da solo in casa. Quando Memoli entra l’uomo è ancora armato. Ha in mano un coltello da cucina con una lama di circa 40 centimetri. Fuori la porta i militari sono pronti per qualunque evenienza. Ma dentro quella porta c’è soltanto il capitano e l’uomo.

A tu per tu Il capitano entra in cucina insieme all’uomo, lo convince a sedersi e a calmarsi. L’uomo gli racconta le sue vicissitudini e si calma. Il capitano vuole vedere il bambino e convincere che sta bene. L’uomo si convince e glielo fa vedere. Sta bene. Non resta che calmare l’uomo e disarmarlo. Saranno le 5 del mattino circa quando la trattativa si conclude. Il capitano uscirà dall’appartamento insieme all’uomo. Insieme apriranno la porta.