di Maurizio Troccoli
Un’azienda dedita allo sfruttamento della prostituzione gestita a livello familiare. Nel corso della notte i carabinieri di Collescipoli e Ferentillo, insieme ad altri militari della Compagnia Carabinieri di Terni, hanno arrestato 6 ternani, accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. In manette quindi un intero ‘clan’ familiare che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, «adescava, esercitava violenza, ingannava, minacciava, monitorava e lucrava ai danni di donne soprattutto straniere». L’ordinanza di arresto è stata emessa dal gip ternano Pierluigi Panariello, a seguito della richiesta del pubblico ministero che ha diretto le indagini, Elisabetta Massini.
L’attività investigativa L’operazione è partita nel 2010, da semplici segnalazioni «confidenziali» ai carabinieri da parte di persone al corrente di questo traffico. E’ stato raccontano agli agenti una intensa attività di sfruttamento della prostituzione soprattutto nella zona di Maratta. Da qui le prime attività investigative con pedinamenti e una fitta raccolta di informazioni su diverse fonti, tra cui altri confidenti e le proprie banche dati. Costruita una consistente base di indizi è stato possibie fare richiesta ed ottenere le autorizzazioni per le intercettazioni telefoncihe che hanno fornito un quadro ben più chiaro e ben più robusto della dimensione, delle caratteristiche e del business del traffico della prostituzione in mano al clan familiare.
I particolari A capo dell’organizzazione M.B., il quale avvalendosi dei suoi familiari (gli indagati sono infatti tutti legati tra loro da legami di parentela diretti o indiretti) ha gestito numerose prostitute non solo nella provincia di Terni, ma anche in quelle di Perugia e Viterbo. Secondo quanto reso noto dagli investigatori le donne erano prima adescate con minacce e in alcuni casi con violenza, in modo da essere costrette a porsi sotto la protezione di questi sfruttatori, i quali in seguito le controllavano costantemente e, al termine di ogni giornata di lavoro, si facevano consegnare una consistente parte dei loro guadagni.
Il clan In manette sono finiti M.B., di 41 anni, costitutore e coordinatore della presunta «associazione a delinquere», D.T. di 25 anni, collaboratore diretto di M.B. e «sfruttatore di alcune prostitute», secondo quanto emerge dalle indagini, A.B. di 27 anni e A.B. di 22 anni, entrambi collaboratori diretti di M.B. La stessa ordinanza ha disposto gli arresti domiciliarti per M.C., di 41 anni, moglie di M.B. e collaboratrice dello stesso, nonché nei confronti di D.S. di 25 anni, compagna di D.T. e collaboratrice dello stesso. E’ stato invece disposto nei confronti di A.S.S., prostituta di anni 44, utilizzata per reclutare altre prostitute, il solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Il sequestro dei soldi Nel corso delle perquisizioni operate durante l’esecuzione delle Ordinanze sono stati rinvenuti e sequestrati 5mila euro in contanti, provento delle illecite attività, nonché soldi falsi, nello specifico 6 banconote da 50 Euro.
Gli arrestati sono stati condotti presso il carcere di vocabolo Sabbione ove rimarranno a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre le due donne sono state riportate a casa dove rimarranno in regime di arresti domiciliari.

