Alfredo Mangone e Tatiana Ionel della presunta setta criptocristiana di Pietralunga sono tra le quattro persone fermate dalla Procura di Perugia nell’ambito di un’inchiesta per associazione a delinquere finalizzata a truffa, estorsione e anche violenza sessuale. La coppia, lui è di origine calabrese lei è nata in Moldavia, è ristretta nel carcere di Perugia dalla notte tra sabato e domenica e martedì pomeriggio entrambi sono stati separatamente sottoposto a interrogatorio di garanzia, ma davanti al giudice per le indagini preliminari hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ora è attesa la decisione del gip, a cui i difensori di Mangone e Ionel, ossia gli avvocati Emanuele Fierimonte e Deborah Wahl, hanno chiesto «misure afflittive meno pesanti rispetto al carcere». Raggiunti telefonicamente da Umbria24, i due difensori hanno di «respingere tutte le accuse». La Procura di Perugia ha disposto il fermo anche per altri due uomini, uno è stato eseguito con l’indagato portato nel carcere di Poggioreale (Napoli), mentre un altro non è ancora stato catturato. Nel registro degli indagati sono stati anche iscritte altre due persone, a carico delle quali si procede a piede libero perché il loro ruolo nella presunta setta è considerato marginale. Nell’ambito delle indagini gli inquirenti hanno anche ricostruito una serie di versamenti che i seguaci avrebbero effettuato in favore della presunta setta di Pietralunga e che sono stati quantificati in oltre 500 mila euro. Soldi, questi, in parte utilizzati per l’acquisto di auto, anche di lusso, gioielli e ristoranti.
Mangone, che si faceva chiamare Kaar Yampui, è il sedicente guro finito al centro di una recente inchiesta di Far West, la trasmissione di Rai Tre che ha reso note per la prima volta le attività di Conoscenza e Libertà, l’associazione di Mangone che da non più di due anni ha sede in un casale nelle campagne di Pietralunga, anche se l’avventura della presunta setta inizia oltre il confine marchigiano, precisamente ad Apecchio (Pesaro Urbino), dove a quanto pare hanno a lungo operato all’interno di un agriturismo.
Su Mangone e Ionel, che invece per gli adepti era Mamas Nua Janua, i poliziotti di Perugia indagavano già dal dicembre scorso a seguito della denuncia presentata dal padre di un ragazzo che, inizialmente, siamo a metà 2023, aveva partecipato a dei corsi di alchimia, salvo poi decidere di abbandonare il lavoro e trasferirsi nel casolare di Pietralunga. Il genitore agli inquirenti ha raccontato del totale allontanamento del figlio, che una volta divenuto seguace di Mangone non ha più voluto saperne della famiglia e neppure degli amici.
Con intercettazioni telefoniche, testimonianze e pedinamenti, gli investigatori della squadra mobile di Perugia hanno ricostruito come Mangone, Ionel e gli altri due per i quali è stato autorizzato il fermo di indiziato di delitto avrebbero svolto un preciso ruolo all’interno della contestata associazione per delinquere, facendosi chiamare “maestro”, “maestra”, “sciamano” e “guaritore”. In particolare, con le indagini è emersa anche l’organizzazione e quindi i ruolo di ciascuno degli indagati: si va dalla guida dell’associazione al reclutamento dei seguaci fino allo svolgimento delle pratiche curative. Secondo la Procura di Perugia per ottenere i pagamenti dai seguaci e allo stesso tempo indurli a non abbandonare l’associazione, gli indagati avrebbero manipolato le vittime minacciando ripercussioni spirituali, di malattia o di sfortuna.
Contestata anche la violenza sessuale al “maestro” 56enne indagato, che secondo gli inquirenti avrebbe approfittato della condizione di vulnerabilità di una delle seguaci costringendola a diversi rapporti sessuali, che le sarebbero stati presentati come pratica di purificazione dell’anima. Le testimonianze raccolte da Far West e andate in onda lo scorso 25 marzo su Rai Tre, raccontano di come i seguaci di Mangone abbiano proceduto alla ristrutturazione del casale di Pietralunga, venendo praticamente schiavizzati, ma anche dei distillati prodotti con gli alambicchi, sostenendo che in alcuni fossero contenuti sangue e sperma. Ricostruzioni, queste ultime, che lo stesso Mangone ha respinto ai microfoni di Far West, attribuendo queste affermazioni alla semplice «invidia», mentre per i lavori edili eseguiti nel casolare di Pietralunga Mangone ha affermato che si trattava di attività svolta volontariamente in favore dell’associazione.
Raggiunti telefonicamente da Umbria24 i due difensori di Mangone e Ionel hanno detto di «respingere tutte le accuse, frutto di condotte ritorsive da parte di ex collaboratori che hanno agito per motivi strettamente personali, in quanto sono stati allontanati dall’associazione per comportamenti contrari allo statuto. Basti pensare – sono le dichiarazioni degli avvocati Fierimonte e Wahl – che una di loro ha fatto una querela dopo aver perso un processo al tribunale civile di Perugia dinanzi al quale chiedeva la restituzione di donazioni all’associazione: nell’autunno 2025 chiedeva il sequestro dei conti correnti, il giudice però non ha acconsentito e ha rigettato le richieste. Anche l’altra donna, quella della presunta violenza sessuale, era stata allontanata, in ogni modo qualsiasi rapporto ci sia stato tra lei e il nostro cliente, è stato consenziente. Questa difesa contesta tutti i capi di imputazione ritenendo fantasiose le ricostruzioni della Procura. Non esiste pericolo di fuga per i nostri assistiti, per i quali abbiamo chiesto al giudice misure afflittive meno pesanti rispetto al carcere».
