Il tavolo della villa al Trasimeno. È qui, secondo Angelo Izzo, il pluriomicida conosciuto come uno dei ‘mostri del Circeo’, che si sarebbe consumato l’omicidio di Rossella Corazzin, la 17enne rapita 43 anni fa a Tai di Cadore e mai più trovata. L’assassino, che sta scontando due ergastoli in carcere, non nuovo a racconti spesso fantasiosi e senza alcun riscontro, avrebbe parlato nel 2016 con i pm facendo rivelazioni tutte da riscontrare in cui mette in collegamento il delitto Corazzin con le indagini sul ‘Mostro di Firenze’. In particolare con il medico perugino Francesco Narducci, a lungo tirato in ballo nelle varie indagini, il cui corpo senza vita venne ripescato proprio nelle acque del lago Trasimeno nel 1985. A pubblicare i dettagli di questi racconti di Izzo il Corriere del Veneto e gli altri principali quotidiani veneti.
Rito nella villa Il racconto di Izzo, secondo il procuratore di Belluno Paolo Luca, «sembra la sceneggiatura di un film horror e sadomaso in cui viene sacrificata una vergine. Fantasie, forse, ma ci sono alcuni particolari oggettivi», si legge nella dichiarazione riportata dal Corriere del Veneto. Lo scenario tratteggiato dal quotidiano è il seguente: «in cerchio intorno all’altare, che in realtà è un tavolo, non ci sono uomini ma lupi. Bestie incappucciate con una candela accesa in mano. Lei, 17 anni, magra e con i capelli castani, indossa una tunica bianca. Le braccia e le gambe sono legate». Ovviamente la protagonista è Rossella Corazzin, secondo Izzo, che dice di non aver partecipato al sequestro, ma di aver raggiunto gli altri nella villa. Il rituale aveva – sempre stando al racconto – l’obiettivo anche di nominare nuovi adepti della «setta». Sembra che venisse usata una spada a cui riconducevano un potere simbolico e che facevano risalire direttamente a Giovanna d’Arco. Alla fine del rito, i presenti si sarebbero fatti un piccolo taglio sulle mani facendo cadere alcune gocce del proprio sangue all’interno di un calice di vino che, a turno, avrebbero poi bevuto.
Il tavolo e le tracce Izzo ai pm avrebbe detto che uno degli incappucciati intorno al tavolo era proprio Francesco Narducci. Il legame con il gruppo degli assassini romani dei Parioli sarebbero stati i soggiorni a Cortina, ritrovo dei rampolli dell’alta borghesia romana. «Secondo Izzo – riporta il Corriere del Veneto – Rossella era stata intontita con il cloroformio e portata via a bordo di una Land Rover». Da qui il trasferimento al Trasimeno. E quel tavolo, che secondo alcuni inquirenti potrebbe dare una svolta alle indagini. «Non è detto che esista ancora ma se fosse ritrovato potrebbero esserci delle tracce biologiche dei responsabili o della vittima» chiarisce al quotidiano veneto l’ex procuratore di Belluno Francesco Saverio Pavone che nel 2016 sentì Izzo per ben due volte, ad agosto 2015 e a dicembre 2016. All’Ansa l’ex procuratore di Belluno ha confermato che in un video girato dalla Dia nel 2015 Izzo riconobbe la villa sul Trasimeno della famiglia Narducci come il luogo in cui fu violentata e uccisa Rossella Lazzarin nel lontano 1975.
Indagini a Perugia già archiviate Dopo le sue dichiarazioni il fascicolo intitolato «Rossella Corazzin» è stato riaperto a Belluno e poi inviato per competenza a Perugia. La procura di Perugia ha già archiviato una volta il fascicolo con le presunte rivelazioni di Izzo che mettevano in relazione il sequestro Corazzin con la villa del Trasimeno. Nell’inchiesta sulla morte e sul ritrovamento di Narducci, avvenuto nel 1985, definitivamente archiviata nel marzo del 2016 con non luogo a procedere per alcuni familiari e funzionari pubblici che vennero indagati per presunti depistaggi, non sono mai emersi riferimenti al ‘massacro del Circeo’. Ora gli atti sono tornati nel capoluogo umbro. La procura al momento mantiene il riserbo più stretto. «Non parlo di indagini in corso o, eventualmente, da fare» ha detto il procuratore Luigi De Ficchy.
