In crescita la violenza domestica

di Iv. Por.

Per quattro anni ha percosso e umiliato la sua compagna, una donna di 39 anni, procurandole gravi lesioni come la perforazione di un timpano. Un ternano di 46 anni è stato arrestato dai carabinieri.

L’arresto Le manette sono scattate giovedì mattina da parte dei carabinieri di Terni, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Maurizio Santoloci, su richiesta del pm Elisabetta Massini, per i reati di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, lesioni personali e danneggiamento. L’uomo è stato rinchiuso nel carcere di vocabolo Sabbione.

Botte per 4 anni A seguito delle indagini condotte dai militari era emerso che l’uomo, nel periodo in cui aveva avuto una relazione con la vittima, una ternana di 39 anni, cioè dal 2007 al 2011, l’ha a più riprese minacciata, maltrattata, percossa e ferita, anche con l’utilizzo di una padella, causandole gravi lesioni come la rottura di una costola e la perforazione del timpano.

Sequestrata Inoltre, dalle indagini è emerso che il 46enne in varie occasioni avrebbe sequestrato la donna, sia nella propria abitazione che in quella di lei, per evitare di farla uscire dopo averla percossa ed umiliata, sottraendole il cellulare per non farle contattare nessuno. In una circostanza poi l’uomo è arrivato a distruggere i mobili dell’abitazione della donna e il suo telefono cellulare.

Le conseguenze psicologiche La donna, per le condotte tenute dall’uomo, avrebbe inoltre subito, a causa della violenza brutale e delle umiliazioni costanti, un forte shock diventando vittima di uno stato di depressione e di prostrazione psicologica tanto da modificare il suo modo di rapportarsi con l’esterno, diventando una persona triste, chiusa ed insicura.

Azioni neotribali in aumento Gli inquirenti sottolineano come «questi purtroppo non infrequenti casi, sono crimini familiari operati spesso entro una atavica monade comportamentale sigillata dal confine apparentemente impenetrabile delle mura domestiche individuate dalla volontà delinquenziale degli autori come perfette complici silenti delle loro azioni neotribali». Gli stessi investigatori rimarcano «l’allarmante segnale sociale derivante da questa tipologia di crimini familiari che da tempo e sempre con maggiore frequenza si registrano su questo territorio con danni seriali per le vittime dentro le mura domestiche».

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