«Sconcertati dal riconoscimento del concorso di colpa a carico di Maurizio Mainili, che ha perso la vita nella tragica esplosione». Spiazza la Cgil, ma anche le famiglie delle vittime, a cominciare proprio da quella di Manili, la sentenza con cui i giudici della Corte di Appello sul disastro della Umbria Olii, costato la vita a quattro persone, hanno individuato la corresponsabilità della ditta Manili, riducendo la condanna di Giorgio Del Papa, ex amministratore dell’opificio di Campello, a 5 anni e 4 mesi e concedendo le attenuanti generiche
Bravi: «L’esplosione non era prevedibile» «Manili e i suoi tre dipendenti – scrive il segretario Mario Bravi – erano convinti di avere a che fare con oli vegetali, come diffusamente dimostrato nella sentenza di primo grado, e ignoravano che il silo 93 contenesse esano, miscela esplosiva che ha causato la tragedia e la morte di Giuseppe Coletti, Vladimir Todhe, Tullio Mottini e Maurizio Manili per l’appunto». L’esplosione era, quindi, un «evento chiaramente imprevedibile per le vittime e constatare che, a 7 anni di distanza, la Corte individui invece un concorso di colpa parziale lascia letteralmente esterrefatti».
«Tendenza pericolosa» A non piacere al sindacato è «la tendenza che sembra prendere campo nel legislatore, ma anche in alcune interpretazioni della magistratura (come in questo caso), tendente a minimizzare e a distribuire la colpa su tutti, in maniera indistinta con una logica devastante in ogni campo, specie quando si tratta di difendere la sicurezza nei luoghi di lavoro».
Rc: «Beffa per la famiglia Manili» Sulla stessa lunghezza d’onda Rifondazione comunista che, attraverso il responsabile provinciale per il Lavoro, Oscar Monaco, afferma: «Non riusciamo a capire come possa imputarsi a Manili la responsabilità di un evento che era per lui imprevedibile e nel quale ha perso la vita, ci auguriamo vivamente che la corte di Cassazione possa ristabilire l’oggettività dei fatti, così come espressi nella sentenza di primo grado e che la famiglia non si debba trovare così a dover affrontare la beffa di dover pagare chi ha ,comunque, la responsabilità (perlomeno di due terzi,come stabilito dall’Appello) della morte del loro congiunto»
