di Francesca Marruco
«Quell’immondizia probabilmente è morto». A parlare è Salkurti Ridjan, l’albanese 27enne arrestato a Trieste il 26 maggio scorso mentre tentava di lasciare l’Italia dopo aver tentato di uccidere un ragazzo tunisino insieme ad alcuni suoi connazionali l’otto maggio scorso a Perugia.
Le chiamate Lo dice alla sua compagna a cui spiega anche che «devo andare perché qui è successo qualcosa ieri sera». «Tu hai fatto qualcosa di male» gli dice lei. «Te lo dico da vicino, non parliamo al telefono» risponde lui. Secondo la ricostruzione dell’accusa è proprio lui a colpire il tunisino dietro alla testa con un coltello. O una bottiglia.
Verso la Norvegia Ma al telefono invece, con la fidanzata e con altre persone, Ridjan parla. Si informa su dove si trovano altri suoi connazionali, chiede che gli vadano a recuperare il computer e il caricabatteria nella sua casa di Perugia in cui lui non vuole far rientro per paura di essere fermato. Si sposta anche nella zona del napoletano, e da lì sembra intenzionato a spostarsi in Norvegia. Alla fidanzata infatti chiede un indirizzo «della casa in Norvegia». E forse era diretto proprio lì quando è stato fermato al capolinea dell’autostazione di Trieste.
Rientrare a casa In molti, nei giorni successivi all’accoltellamento del tunisino gli consigliano di scappare, o di «rientrare». Come hanno fatto gli altri prima di lui. « Stanno rientrando a casa» gli dice infatti un connazionale in una telefonata dell’11 maggio. Ma lui ritarda. E alla fine varca la soglia del carcere di Trieste con le manette ai polsi. A Perugia invece un altro uomo finisce in cella, Salkurti Allaman, arrestato nella zona di piazza Grimana lunedì pomeriggio.
Tre ricercati Oltre ai due già in carcere, il gip Alberto Avenoso ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per altre tre persone, al momento ricercate. A richiedere la misura è stato il sostituto procuratore Angela Avila dopo aver vagliato le risultanze investigative del lavoro congiunto della squadra mobile della questura di Perugia e del reparto operativo – nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma. Ci sono le telefonate degli albanesi. Ci sono i riconoscimenti fotografici fatti dal tunisino ferito e ci sono le riprese delle telecamere.
Il regolamento Nell’ordinanza il gip ricostruisce quanto accaduto quella sera in cui l’aggressione al tunisino scatenò una violenta reazione dei suoi connazionali che devastarono il centro storico di Perugia in cerca degli albanesi. «Il delitto – scrive Avenoso – è maturato nel contesto di un regolamento di conti tra contrapposti gruppi di magrebini e albanesi per il controllo di alcune zone dello spaccio nel centro di Perugia». Per l’aggressione al tunisino e le violenze in centro storico mancano ancora all’appello tre albanesi e quattro, cinque tunisini che gli inquirenti stanno cercando su tutto il territorio nazionale.

