di Fra. Mar.
«Sono sbucati da via dei Priori armati di bastoni e bottiglie, hanno preso d’assalto la nostra auto e una pattuglia della municipale. Sia io che il mio collega siamo stati aggrediti con bottiglie e spranghe. Siamo scesi dalla macchina, ho provato a parlarci ma non riuscivo a calmarli. Ho visto un vigile urbano che scappando si è rotto due polsi. Temevamo per la nostra vita, non avevamo neanche i caschi. Allora a quel punto due poliziotti hanno esploso dei colpi di pistola in aria per allontanarli e infatti andò in questo modo». Ma la follia degli scontri che misero a ferro e fuoco il centro storico di Perugia la notte tra l’8 e 9 maggio 2012 non finì lì, e anzi i tunisini, arrabbiati perché alcuni albanesi avevano aggredito un loro connazionale, danneggiarono vetrine di negozi e bar.
La ricostruzione In aula davanti al giudice monocratico Anna Rita Cataldo, gli agenti della squadra volante, della squadra mobile e della polizia municipale hanno ricostruito i momenti drammatici di quella allucinante serata che destò molto sconcerto. Fu la ‘rivolta’ dei tunisini nel salotto buono della città ad innescare il meccanismo che neanche un mese fa ha portato all’istituzione del reparto prevenzione crimine a Perugia. Fu il ministro Cancellieri a prometterlo quando venne a Perugia dopo gli scontri, ed ora è operativo nell’acropoli e in provincia.
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IL TERRORE DI QUELLA SERA. IL VIDEO
Solo uno presente In aula venerdì mattina, c’era solo uno dei tunisini che vennero arrestati per gli scontri di quella sera: i due ragazzi arrestati pochi attimi dopo i fatti hanno regolato i loro conti con la giustizia italiana, hanno patteggiato e sono tornati liberi. Liberi anche gli altri arrestati successivamente grazie ai riconoscimenti fatti sui fotogrammi delle telecamere di sicurezza. I poliziotti li hanno riconosciuti anche in aula, indicandoli nelle foto e di persona. Accanto al ragazzo arrestato c’erano i loro avvocati, Vincenzo Bochicchio e Roberto Quirini. L’udienza è stata poi rinviata all’8 febbraio prossimo.
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Il racconto del testimone «Sono arrivati in tanti da via Bartolo e da piazza Piccinino – aveva raccontato un testimone oculare a Umbria 24.it – . Lo hanno accerchiato e colpito. Si è sentito uno sparo. Erano in tanti con i volti coperti, molti con i cappelli in testa. Uno vestito completamente di bianco. Lo hanno preso a calci e lasciato a terra. Accerchiato e colpito a coltellate come in un agguato. Erano lì per lui. Lo aspettavano. Quando gli aggressori si sono allontanati era in un lago di sangue, abbiamo chiamato l’ambulanza. Altri ragazzi italiani gli hanno tamponato le ferite all’addome e alla testa. Nel frattempo è arrivata una volante della polizia e alcuni connazionali del ragazzo ferito. La situazione ha iniziato subito a surriscaldarsi. I tunisini hanno iniziato a gridare: “Non finisce qui” e “albanesi di merda. Poi si sono messi a correre verso piazza IV Novembre – racconta ancora il testimone -. Hanno buttato giù tutto quello che trovavano sul loro cammino. Cassonetti e tavolinetti. Dai cassonetti hanno recuperato bottiglie di vetro e le hanno lanciate anche verso la gente. Ho visto una folla risalire dalle scalette del duomo verso piazza Danti. Noi a un certo punto ci siamo chiusi dentro al bar con il proprietario e i clienti che c’erano in quel momento. Fuori volavano sedie. Abbiamo avuto molta paura».
