Trevani, Cioli e Giaimo

di Maurizio Troccoli e Francesca Marruco

Uniti dalla passione per il mondo sommerso, uniti nel tragico destino di una morte proprio mentre erano nelle acque a largo di Porto Santo Stefano. Sono quattro i perugini rimasti coinvolti in una grave sciagura del mare, a largo delle coste della provincia di Grosseto, alle isole Formiche. Sono morti in tre, mentre un quarto è ferito ed è ricoverato in camera iperbarica all’ospedale di Grosseto. I tre deceduti sono Fabio Giaimo di 57anni, noto medico anestesista perugino che lavorava alla Asl 2, Enrico Cioli di 37 anni originario di Bastia Umbra e Gianluca Trevani di 35 anni, mentre l’ istruttore ferito ha 35 anni. Da quanto si apprende non sarebbe in pericolo di vita. Tutti e quattro facevano parte del club Thalasso di Olmo, Perugia.

Sospetti sulle bombole Al vaglio della procura di Grosseto, che ha disposto il sequestro di tutta l’attrezzatura che i sub avevano noleggiato al Diving Abc di Talamone, e ha disposto l’autopsia sui tre deceduti, c’è la possibilità che i sub indossassero delle bombole malfunzionanti e che questo abbia causato i decessi. L’ipotesi prende vita dal fatto che i quattro sub non sono stati soccorsi tutti nello stesso punto, ma a 30-40 metri di distanza, e che addirittura, l’istruttore scampato alla morte, non sapeva del decesso degli altri due.

Ritrovati a distanza In pratica, secondo quanto si apprende dalla guardia costiera di Grosseto, le cose sono andate in questo modo:  intorno alle 12 di domenica è arrivato un may day da un Vhf marino, di cui tutti coloro che si spingono oltre i sei miglia devono dotarsi, quando i soccorsi sono arrivati sul posto hanno trovato l’istruttore 35enne sopravvissuto insieme a Fabio Giaimo, e gli altri due sub a distanza di metri. Secondo quanto ricostruito dall’istruttore, semicosciente al momento dei soccorsi, Giaimo avrebbe avuto un malore a quaranta metri di profondità ( l’istruttore si era spinto a 70 metri e stava risalendo a galla). Da lì avrebbero iniziato insieme la risalita, cercando di rispettare le curve di decompressione e non incorrere in malori, ma a circa cinque minuti dall’arrivo in superficie, Giaimo sarebbe svenuto e a quel punto l’istruttore avrebbe accelerato per riportarlo, motivo per cui anche lui ha avuto un malore.

Causa comune Gli altri due sub però non erano insieme a loro. Erano in altri due punti separati. E il fatto che tre su quattro siano deceduti, fa ipotizzare che qualcosa, forse la stessa per tutti,  sia andata per il verso sbagliato. Prima di immergersi i sub fanno corsi e corsi in cui vengono edotti su ogni precauzione da adottare per praticare in sicurezza questo sport. E i quattro erano tutti esperti, motivo per cui appare ancora più strano che siano stati colpiti tutti da un malore senza che esista una causa comune.

Allarme L’allarme è scattato intorno alle 12: alla guardia costiera di Porto Santo Stefano è arrivata la richiesta di aiuto e subito due motovedette si sono a undici miglia dalla costa, dove si trovavano i sub e anche un elicottero con cui poi il ferito è stato trasportato a Grosseto. I quattro erano partiti domenica mattina da Talamone, frazione di Orbetello in provincia di Grosseto con un’imbarcazione privata per un’immersione alle Isole Formiche insieme ad un’altra decina di persone, alcuni dei presenti dovevano prendere un brevetto. Vicino a loro c’era un’altra imbarcazione con altri ragazzi che hanno visto i sub risalire a galla all’improvviso e hanno dato l’allarme. Resta da stabilire il perché di queste risalite veloci. Problemi alle bombole? Malori dovuti a profondità troppo elevate? L’ebbrezza da alti fondali, o narcosi da azoto, induce infatti nel soggetto che si spinge troppo in profondità, uno stato inizialmente di euforia, poi però offusca la mente, e forse in situazioni di questo tipo è più difficile rispettare le dovute curve di decompressione per risalire a galla in sicurezza, e così facendo l’aria delle bombole diventa tossica per i sub.

Chi erano Il medico Giaimo era molto conosciuto nell’ambiente sanitario perugino ed era responsabile della anestesiologia e rianimazione dell’ospedale di Castiglione del Lago. La sorella è una dirigente della Regione Umbria mentre la moglie è un dottore anche lei. Sarebbe dovuto rientrare in serata proprio per entrare in servizio. Era un sub esperto e aveva appena conseguito il brevetto da istruttore. Enrico Cioli lavorava nella tappezzeria del padre e Gianluca Trevani, tecnico informatico e istruttore di nuoto erano entrambi originari di Bastia Umbra. Molti gli amici che si sono precipitati all’ospedale di Grosseto.

Cordoglio Marini «Profondo cordoglio» è stato espresso dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini che si è detta «particolarmente scossa da una tragedia che colpisce l’Umbria e Perugia. Vorrei in questo momento manifestare anzitutto – ha detto la presidente – la mia vicinanza e quella della Giunta regionale alle famiglie dei tre sub. In particolare sono vicina alla famiglia di Fabio Giaimo, medico molto apprezzato del nostro servizio sanitario, fratello di una dirigente della nostra amministrazione regionale e marito di un’anestesista dell’ospedale di Perugia».

Perizia e autopsia In serata, la marina costiera ha interrogato tutti i presenti, erano in otto partiti dal diving di Talamone, e anche tutti coloro che hanno avuto a che fare con questa uscita, a partire dai titolari del centro in cui è stata noleggiata l’attrezzatura. Al massimo lunedì, il pm Pizza della procura di Grosseto disporrà la perizia sulle bombole di ossigeno per verificare se la causa della morte non sia legata ad un loro cattivo funzionamento. Sempre lunedì potrebbero già svolgersi le autopsie sui cadaveri dei tre sub, che saranno importantissime per indirizzare le indagini su una sciagura tanto atroce e al momento inspiegabile.

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One reply on “Sciagura del mare vicino Grosseto, 3 sub della provincia di Perugia sono morti e uno è ferito”

  1. Salve sono un sub brevetto 3 stelle cmas , quando succedono questi fatti non posso che rammaricarmi , non voglio dare giudizi , sta alla magistratura indagare ed eventualmente se ci sono trovare delle responsabilità , vorrei solo ricordare che le immersioni sub sportive sono attività estreme e i pericoli sono sempre in agguato , io
    steso mi sono trovato in situazioni di pericolo , purtroppo i fattori di rischio sono tanti
    sott’acqua un problema banale può trasformarsi in tragedia . Esprimo massimo cordoglio per le famiglie di questi sub e di tutti quei sub che hanno perso la vita per amore di uno sport affascinante che ci riporta agli arbori della vita , su questa terra noi in
    effetti siamo tutti figli del mare.
    Claudio

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