di Francesca Marruco
Ormai è questione di ore. Poi i giudici emetteranno il verdetto di primo grado per il processo nato dall’indagine ribattezzata Sanitopoli. Il collegio, presieduto dal giudice Nicla Restivo, a latere Daniele Cenci e Valerio D’Andria, leggerà nel pomeriggio la sentenza di una delle più insidiose inchieste della procura perugina. Sul banco degli imputati nomi eccellenti a partire dall’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, l’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi, l’ex numero uno della sanità Paolo Di Loreto, l’ex direttore generale della Asl 3 Gigliola Rosignoli e l’ex capo di gabinetto della Lorenzetti, Sandra Santoni, oltre a Luca Conti, Giancarlo Rellini, Francesco Ciurnella, Giuliano Comparozzi e Franco Biti, dirigenti e funzionari della Regione.
Accusa I pm hanno chiesto condanne per tutti, per le accuse di falso (contestato a tutti) e abuso d’ufficio ( solo ad alcuni). Per la procura infatti, a ridosso della fine del mandato Lorenzetti, in due delibere relative alle assunzioni nelle Asl, la Giunta arebbe forzato la mano, commettendo degli illeciti penali. Perché, secondo i pubblici ministeri, l’iter era: «prima mi prenoto la decisione, poi istruisco e decido». «Aleggia in questo processo una prassi, consolidata, asseritamente esistente, quella di portare la delibera in giunta senza una formalizzazione del suo contenuto dagli uffici preposti». E questo, per i pubblici ministeri, «non è un’affermazione nostra, ma ce lo dice Sandra Santoni in suo appunto del 12 febbraio 2010. Nell’appunto intitolato Di Loreto recita: « premesso che ho appuntamento con lui per questioni riguardo la delibera sulle autorizzazioni, vorrebbe riempire la delibera che abbiamo già a numero, autorizzando tutti i turn over”».
L’intercettazione Era il 30 dicembre 2009 quando Sandra Santoni chiamò l’ assessore Rosi dicendogli che «il dirigente dovrebbe fare la lettera per gli amministrativi della Asl 3 che mi riguarda, perché uno di quelli, se le cose vanno male, dovrei essere io , e quindi non fa lo stitico, voglio dì, io non ho chiesto mai niente per me ma sennò capito io ho fatto il trasferimento dal Comune di Foligno alla Asl 3, perché non voglio ritornà in Comune dopo 15 anni… no?». Rosi interrogato in aula spiegò quella telefonata dicendo: «Una volta mi ha chiamato perché aveva il problema di quello che fare dopo, basta leggere le intercettazioni. Ma della Santoni a me non ha parlato nessuno». Per Rosi, Santoni, «sicuramente sarà stata preoccupata della sua posizione, una che fa il capo gabinetto della giunta regionale, sarà stata preoccupata del suo futuro lavorativo» e il fatto di «non fare lo stitico nelle autorizzazioni era rivolto penso non solo alla sua posizione». Rosi disse in aula di non aver ricevuto pressioni per il posto della Santoni, ma Formisano gli contesto che : «davanti al pm nel maggio 2011 lei ha detto quanto segue: a verbale c’è scritto “è probabile che abbia ricevuto pressioni per agevolare l’assunzione di Sandra Santoni, ma tengo a precisare che io non avevo alcuna possibilità di intervenire sul concorso che veniva perfezionata dal direttore della Asl».
Rosignoli Il direttore di quella Asl è Gigliola Rosignoli, a processo insieme agli altri, che in un’altra chiamata a Sandra Santoni, finita nell’indagine ma esclusa dagli atti del processo disse: «Tranquilla il posto me l’ha dato, però per esempio per il posto devo fare un concorso a parte». E ancora: «Devi fare solo un concorso, in attesa io posso affidà un quindici septies, capito? Da noi vieni a prende sui tremila, tremila e cinque».
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Difese Le difese( Ghirga, Tascini, Di Mario, Franceschini, Gentile, Figorilli, Rampini e Casoli) hanno alzato un muro sostenendo che l’autorizzazione concessa nelle delibere nulla ha a che vedere con l’assunzione di Sandra Santoni. «La presunta necessità di ottenere una previa autorizzazione per l’incarico in questione non trova il minimo riscontro sul piano normativa», perché, secondo quanto sostenuto dalla difesa dell’ex assessore Rosi, «la possibilità di conferire incarichi a tempo determinato analoghi a quello attribuito alla dottoressa Santoni, rientrano nella esclusiva competenza del Direttore generale dell’Azienda sanitaria, per cui, quand’anche emanata, nessun rilievo avrebbe assunto l’autorizzazione ritenuta imprescindibile dall’accusa». Cosa decideranno i giudici?
