di Fra. Mar.
«Le faccio una domanda da un milione di euro: può essere che la giunta abbia deliberato su qualcosa che ancora voi non avevate chiesto per iscritto?». L’avvocato Valeriano Tascini sa che questo è uno dei campi di battaglia più aperti nel processo alle delibere della Regione Umbria che per la procura di Perugia sarebbero state modificate illecitamente. «Si, può essere successo perché il quadro dei bisogni dell’azienda azienda veniva fatto giorno per giorno alla Regione e all’assessore. Quando avevo la possibilità non perdevo occasione per esternare i bisogni della mia azienda sanitaria. Naturalmente poi è ovvio che dopo gli uffici provvedevano a formalizzare quanto avevo chiesto io a voce». A parlare, citato dalla difesa dell’ex assessore Maurizio Rosi, era l’ex direttore della Asl di Città di Castello Vincenzo Panella.
Le tappe del processo L’attuale direttore della Asl di Roma D, ha parlato a lungo in aula lunedì mattina, nell’ambito del processo alla ex governatrice della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, all’ex assessore Maurizio Rosi, all’ex direttore della Asl tre Gigliola Rosignoli, e all’ex capo di gabinetto della Lorenzetti, Sandra Santoni. Il processo con i testimoni di lunedì galoppa velocemente verso la sentenza: è prevista per il prossimo 27 ottobre la requisitoria dei pubblici ministeri Mario Formisano e Massimo Casucci. Il 3 novembre sarà la volta delle difese, tra gli altri, i legali degli imputati sono Luciano Ghirga, Nicola Di Mario, Valeriano Tascini, Claudio Franceschini. Il 10 novembre poi, arriverà la sentenza.
Le richieste Una delle accuse che la procura ha mosso agli imputati è stata quella che la giunta «deliberava in bianco», senza avere cioè, richieste formali da parte delle aziende sanitarie in cui venivano indicate le reali necessità delle stesse. Panella ha spiegato che «allora le Asl erano piuttosto insofferenti verso la Regione, perché le delibere regionali accadevano poche volte durante l’anno mentre a noi sarebbero servite più spesso. Questo perche dai dirigenti dei servizi noi avevamo sollecitazioni a nuovi incarichi continuamente. E quando si arrivava alla delibera, l’esigenza c’era già da molto tempo». E’ per questo che, secondo quanto riferisce Panella, «a ridosso della presunta data della delibera, poteva succedere che io mi interessassi per non “perdere” quella scadenza e dover magari aspettare qualche altro mese per la delibera successiva per vedere esaudite le necessità della mia azienda», e poi «appena possibile si provvedeva anche alla formalizzazione».
Accuse Per la procura, gli imputati avrebbero preso accordi per «alterare l’atto di richiesta di autorizzazione all’assunzione portando gli stessi da 3 a 4 mediante una correzione a penna» per creare un posto di lavoro per l’allora capo di gabinetto di Lorenzetti, Sandra Santoni. Per la procura di Perugia, Maria Rita Lorenzetti e Maurizio Rosi, sarebbero responsabili insieme ad altri di aver «attestato falsamente l’esistenza di presupposti giuridici per l’approvazione della delibera n. 46 del 19.01.2009 da parte della Giunta Regionale dell’Umbria avente come oggetto l’autorizzazione alle aziende sanitarie e ospedaliere ad assumere personale». Gli imputati, hanno sempre e con grande vigore, spedito indietro le accuse al mittente, e in ogni udienza, l’ex governatrice della Regione Lorenzetti, seduta dietro ai suoi legali, ribatte ad ogni dichiarazione. Peccato che le sue frasi non verranno mai trascritte nei verbali d’udienza e non arriveranno alle orecchie dei giudici che poi dovranno giudicarli.
