di Francesca Marruco
Nessun abuso d’ufficio e nessun falso. Nessuno voleva favorire Sandra Santoni. Davanti al giudice Carla Maria Giangamboni venerdì mattina vanno in scena le difese dei due indagati eccellenti dell’inchiesta Sanitopoli. L’avvocato Luciano Ghirga per l’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti e l’avvocato Valeriano Tascini per l’ex assessore Maurizio Rosi tentano di scardinare l’accusa e offrono una versione diversa al gup che dovrà decidere se rinviarli a giudizio.
Il falso E se dunque per l’accusa, titolari del fascicolo sono i pm Massimo Casucci e Mario Formisano, Maria Rita Lorenzetti e Maurizio Rosi, sono responsabili insieme ad altri di aver «attestato falsamente l’esistenza di presupposti giuridici per l’approvazione della delibera n. 46 del 19.01.2009 da parte della Giunta Regionale dell’Umbria avente come oggetto l’autorizzazione alle aziende sanitarie e ospedaliere ad assumere personale», per i legali degli imputati non c’è alcun falso. Perché, come hanno spiegato Ghirga e Tascini, la Regione avrebbe in materia un’ampia autonomia e nell’atto incriminato, in cui secondo l’accusa si sarebbe data l’autorizzazione a deliberare in bianco, in realtà non c’è alcun illecito. Perché, se è vero che nella delibera non si dà atto delle varie richieste, nel documento vengono comunque approvati gli elenchi.
L’accusa Secondo la ricostruzione accusatoria poi l’allora assessore Rosi avrebbe chiesto a Rellini di correggere il numero dei posti autorizzati dalla giunta. I pm contestano che avrebbero «alterato l’atto di richiesta di autorizzazione all’assunzione di personale predisposto dalla Asl 3 modificando il numero dei dirigenti del ruolo amministrativo, portando la richiesta da tre a quattro mediante una correzione a penna operata da Rellini Giancarlo, su indicazione dell’assessore Maurizio Rosi, a sua volta sollecitato da Gigliola Rosignoli e da Santoni Sandra, questa ultima risultava la diretta beneficiaria della correzione, atteso che presso la l’aumento di posti da dirigente era finalizzato a consentire la sua assunzione con tale qualifica presso la Asl».
Le correzioni a penna Quella correzione a penna di cui tanto si discusse perché secondo l’accusa servì a creare un posto per Sandra Santoni, l’allora capo di gabinetto della Lorenzetti, che doveva tornare alla Asl di Foligno alla fine del mandato Lorenzetti. Ed è per questo che risulta quanto mai sospetto. Rellini invece, davanti al giudice ha detto che nessuno gli disse di fare quella correzione, ma che la fece lui di sua iniziativa semplicemente perché la giunta aveva deliberato per quattro posti e non tre come era stato scritto in precedenza.
Nessun abuso d’ufficio Inoltre, per le difese non ci fu neanche alcun abuso d’ufficio in relazione alla promozione della Santoni perché l’incarico lo avrebbe avuto direttamente dall’allora direttore della Asl di Foligno, Gigliola Rosignoli, ed era a tempo determinato e non indeterminato come invece erano quelli per cui la giunta aveva dato l’autorizzazione, contenuti nella delibera incriminata. Per Rosi e Lorenzetti dunque si chiede il proscioglimento. Così come fatto dal professor David Brunelli per Carlo Liviantoni, per cui la procura ha già fatto la stessa richiesta. Si torna in aula il 20 giugno prossimo per le altre difese. Il primo luglio poi la decisione del giudice.
