Una conferma delle condanne (con aggravio della pena) per l’ex presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti, per l’ex assessore alla Sanità Maurizio Rosi, per l’allora direttore dell’area sanità Paolo Di Loreto e una richiesta di condanna per tutti quelli che sono stati assolti in primo grado. Le difese, dal canto loro, hanno ribadito le proprie posizioni. Prossima udienza il 15 marzo, quando verrà anche deciso se verranno le intercettazioni nel processo.
«Tutti da condannare» Mercoledì la Procura generale presso la Corte d’appello di Perugia, che aveva fatto ricorso contro queste ultime assoluzioni e contro quelle relative a molti capi d’imputazione dei tre condannati, nel corso dell’udienza del processo d’appello per Sanitopoli, ha chiesto una condanna per tutti. Il processo d’Appello, oltre che dalla procura è stato richiesto anche dai legali dei condannati, in primo grado.
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Nome per nome Le richieste di condanna dell’accusa sono di un anno e 4 mesi per l’ex presidente Maria Rita Lorenzetti, un anno e 8 mesi per l’ex assessore alla Sanità Maurizio Rosi, un anno e un mese per la Rosignoli, lo stesso per Sandra Santoni, un anno e 2 mesi per Rellini, un anno e 4 mesi per Di Loreto, 10 mesi per Conti, un anno e due mesi per Comparozzi, 9 mesi per Ciurnella e 10 per Biti. Le condanne sono state richieste sulla base dell’appello del pm di cui per cui è stata formulata la richiesta di accoglimenro «in ragione della coerenza logica e della completezza di tutti i suoi motivi».
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La ricostruzione Insomma tutto da rifare secondo l’accusa che vuole responsabili del reato di ‘falso’ non soltanto i tre apicali della politica regionale, contrariamente al parere dei giudici espresso in primo grado, ma anche tutto il resto degli imputati. Il primo grado infatti ha visto condannati per ‘falso’, Lorenzetti, Rosi e Di Loreto, poichè responsabili dell’ inserimento nelle delibere di richieste delle Asl pervenute successivamente alla data delle delibera stessa, in cui era già stata decisa l’ approvazione di dette richieste. Ricostruendo la sentenza di primo grado è possibile affermare che i giodici hanno preso le due delibere ‘incriminate’ e, con un lavoro certosino, si sono messi a controllare le date in cui le richieste per i posti nelle Asl erano state inviate. Quelle arrivate dopo l’approvazione della delibera, per i giudici, costituiscono un falso. Perché sono state autorizzare cose (post) con richieste ancora non arrivate. Che poi, era anche il cuore dell’inchiesta. E lo spiegò bene il pm Formisano in requisitoria: «Non abbiamo trovato misfatti e corruzioni, ne va merito agli imputati – disse -, ma queste circostanze non potevano esser taciute: com’era possibile autorizzare delle assunzioni se ancora non erano pervenute neanche le domande?». Per i giudici di primo grado con un falso, la cui responsabilità è andata solo e unicamente agli apicali.
