di Francesca Marruco
Un anno e quattro mesi con la sospensione condizionale della pena. È questa la richiesta avanzata dai pubblici ministeri per l’ex governatrice dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, nell’ambito del processo conosciuto col nome Sanitopoli. Un anno e otto mesi la richiesta fatta invece per l’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi. I pubblici ministeri Mario Formisano e Massimo Casucci hanno chiesto inoltre un anno e quattro mesi di condanna per l’allora direttore della direzione regionale dell’Umbria sanità e servizi sociali, Paolo Di Loreto, un anno e due mesi per il funzionario del servizio affari generali e amministrativi Giancarlo Rellini e il dirigente di servizio della Regione Giuliano Comparozzi, tredici mesi per l’ex capo di gabinetto Sandra Sandra Santoni e per l’ex direttore della Asl 3 Gigliola Rosignoli, dieci mesi per Maurizio Biti e Luca Conti, allora verbalizzanti della giunta regionale e nove mesi per il funzionario della direzione regionale della sanità e istruttore del procedimento Francesco Ciurnella. Per tutti, i magistrati hanno considerato la concessione delle attenuanti generiche e l’aggravante della continuazione.
La favola «Chiunque ha letto “I vestiti nuovi dell’imperatore”, vanitoso, che ama la sua gente e amante dei vestiti, finché un giorno arriva un sarto che finge di cucirgli addosso il vestito più bello. Neanche lui si accorge e raccoglie i complimenti di chi ha intorno. In piazza però un bambino dice ‘il re è nudo’. Nessuno qui è entrato nel merito delle scelte gestionali della giunta e del governo e dei meriti della Regione Umbria, che ha avuto un bilancio virtuoso perché le decisioni sono state tali, ma per arrivare a questo si è arrivato alla forzatura del sistema, alle delibere inesistenti». Il passaggio finale della requisitoria prende in prestito una favola per bambini per spiegare meglio alla corte quello che, secondo l’accusa, l’ex governatrice Lorenzetti e altre nove persone avrebbero fatto. Le delibere incriminate, secondo il pm Massimo Casucci, «sono state prese in violazione delle regole. Per giungere al bene si forza il sistema ma il rischio è la torsione».
Tutto falso E in questa storia, gli fa eco il pm Mario Formisano, «E’ tutto un falso». Il magistrato sottolinea anche che «Non abbiamo trovato misfatti e corruzioni, ne va merito agli imputati, ma queste circostanze non potevano esser taciute. Era troppo enorme ciò che accadeva sotto i nostri occhi». Per Formisano, «Lorenzetti ha fatto la norma e l’ha violata». E la norma a cui si sono riferiti i magistrati, era la Dgr del 2005 che stabiliva come «tutte le assunzioni nella sanità sia a tempo determinato che indeterminato, potevano accadere solo con l’autorizzazione della giunta regionale e dietro un’adeguata motivazione per la richiesta. E allora – affondano i pm – com’era possibile autorizzare delle assunzioni se ancora non erano pervenute neanche le domande?».
L’iter Perché, secondo i pubblici ministeri, l’iter era: «prima mi prenoto la decisione, poi istruisco e decido». «Aleggia in questo processo una prassi, consolidata, asseritamente esistente, quella di portare la delibera in giunta senza una formalizzazione del suo contenuto dagli uffici preposti». E questo, per i pubblici ministeri, «non è un’affermazione nostra, ma ce lo dice Sandra Santoni in suo appunto del 12 febbraio 2010. Nell’appunto intitolato Di Loreto recita: “premesso che ho appuntamento con lui per questioni riguardo la delibera sulle autorizzazioni, vorrebbe riempire la delibera che abbiamo già a numero, autorizzando tutti i turn over”». E’ Formisano a dire che al di là dell’affermazione, «mi premeva sottolineare che al di là del nostro convincimento, questa espressione risultante per tabulas afferma, o vogliamo dire, confessa?, che quella delibera era solo un numero». Si torna in aula il tre novembre per le arringhe e poi il dieci novembre per la sentenza.
