di Francesca Marruco
«Non ho mai posto in essere atti contrari alla legge». E’ questo in estrema sintesi quello che l’ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti ha ribadito lunedì pomeriggio ai pubblici ministeri Mario Formisano e Massimo Casucci e al procuratore capo Giacomo Fumu. L’ex governatrice Lorenzetti è stata interrogata dopo che lei stessa ne aveva fatto richiesta dopo la chiusura delle indagini di Sanitopoli. La stessa richiesta era stata fatta anche dall’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi, ascoltato dai magistrati appena prima di lei. Per entrambi la contestazione di concorso in abuso d’ufficio e falsità materiale, deriva da una delibera in cui erano stati cancellati e aggiunti a penna alcuni nomi di persone finite poi tra le fila della folignate Asl tre, gestita da quella Gigliola Rosignoli recentemente rimossa dalla giunta regionale.
La difesa della Lorenzetti Maria Rita Lorezetti accompagnata dai suoi difensori Luciano Ghirga e Mario Rampini, schivando i fotografi che l’aspettavano all’ingresso degli uffici della procura, ha puntualizzato ancora una volta, la correttezza del suo operato. «Abbiamo chiesto noi di essere sentiti – ha affermato al termine – avendo potuto consultare tutti gli atti dopo la formale chiusura delle indagini. Ho precisato ulteriormente la mia posizione sottolineando di non avere mai posto in essere atti contrari alla legge». Agli inquirenti, l’ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti ha quindi spiegato l’iter formativo della delibera regionale al centro della contestazione, rivendicandone la bontà. «In relazione al Regolamento della Giunta regionale adottato nel 2007 – ha spiegato ancora la Lorenzetti – con riferimento agli atti urgenti».
Interrogato anche Rosi Prima di lei, negli uffici di via Fiorenzo di Lorenzo è stato ascoltato anche l’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi, a cui vengono mosse le stesse contestazioni. Anche Rosi, difeso dagli avvocati Valeriano Tascini e Angelo Figorilli, aveva chiesto di essere ascoltato dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini. E ora ai magistrati anche lui ha ribadito la correttezza del suo operato sottolineando anche i risultati ottenuti nella sanità umbra, portata come esempio a livello nazionale. Ha spiegato insomma che quanto contenuto nella delibera incriminata, c’era solo e unicamente per esigenze di razionalizzazione della spesa sanitaria della regione. E che lui, in fondo, delle questioni più strettamente formali poco sapeva.
La delibera Per la stessa delibera a causa della quale sono finiti nel registro degli indagati Rosi e Lorenzetti, sono in 12 in tutto a dover rispondere: Carlo Liviantoni, Sandra Santoni, Gigliola Rosignoli, Luca Conti, Paolo Di Loreto. Ognuno di loro ha avuto un ruolo nell’approvazione di quella delibera per cui secondo i pm, alcuni degli indagati avrebbero «attestato falsamente l’esistenza di presupposti giuridici per l’approvazione della delibera n. 46 del 19.01.2009 da parte della Giunta Regionale dell’Umbria avente come oggetto l’autorizzazione alle aziende sanitarie e ospedaliere ad assumere personale». Altri avrebbero invece «indotto la giunta regionale ad approvare una delibera […] benché tale provvedimento risultasse mancante dei suoi contenuti essenziali. Infatti, al momento dell’adozione di tale delibera, richiesta dall’assessore Maurizio Rosi con urgenza il 16 settembre 2009 l’attività istruttoria non era ancora terminata[…] Il contenuto dispositivo dell’atto quindi veniva formato in epoca successiva e verosimilmente dopo il 2 marzo 2010». A tutti loro viene contestata la falsità ideologica in concorso.
La promozione della Santoni Lorenzetti e Rosi devono anche rispondere della delibera in cui era anche contenuta la promozione di Sandra Santoni alla Asl folignate in cui , «alterato l’atto di richiesta di autorizzazione all’assunzione di personale predisposto dalla Asl 3 modificando il numero dei dirigenti del ruolo amministrativo, portando la richiesta da tre a quattro mediante una correzione a penna operata da Rellini Giancarlo, su indicazione dell’assessore Maurizio Rosi, a sua volta sollecitato da Gigliola Rosignoli e da Santoni Sandra, questa ultima risultava la diretta beneficiaria della correzione, atteso che presso la l’aumento di posti da dirigente era finalizzato a consentire la sua assunzione con tale qualifica presso la Asl».
Richieste di rinvio a giudizio più vicine Adesso, dopo gli interrogatori concessi per legge agli indagati che ne fanno ricorso dopo l’avviso di conclusione delle indagini, si avvicina il momento della richiesta di rinvio a giudizio. La chiusura delle indagini risale infatti allo scorso agosto quando Sergio Sottani, l’attuale procuratore di Forlì e primo a lavorare sull’inchiesta nata dalle indagini del nucleo operativo dell’Arma di Perugia era ancora nel capoluogo umbro come titolare dell’inchiesta insieme al procuratore Giacomo Fumu e al sostituto procuratore Mario Formisano. Successivamente, complice la pausa estiva prima e almeno una richiesta di proroga da parte delle difese poi, i tempi parevano essersi dilatati. Accelerazioni e forse solo apparenti rallentamenti di un’inchiesta che, seppur a singhiozzo, scuote sempre diretti interessati e commentatori.

