di Marta Rosati
Ergastolo. Questa la condanna pronunciata dalla Corte d’Assise di Terni per Nicola Gianluca Romita, il 48enne che, il 26 marzo del 2025 a Spoleto, ha strangolato e ucciso in casa la moglie Laura Papadia, 36 anni. Fuori dal tribunale il papà di Laura, Maurizio Papadia, si è limitato a dire: «Sono comunque molto provato, Laura non me la ridà nessuno». A dire che Romita «ha avuto la condanna che meritava» è stato il fratello maggiore Fabio Papadia: «Non possiamo dirci felici ovviamente, ma la giustizia ha fatto il suo dovere. Lui non l’ha solo uccisa, ma ha tentato di farla passare per quello che non era». La difesa ha già annunciato che impugnerà la sentenza: «Non possiamo dirci soddisfatti e restiamo convinti della necessità di approfondire le condizioni psichiche del mio assistito» ha detto l’avvocato Luca Maori.
La Corte d’Assise di Terni (presidente Tordelli) col dispositivo letto in aula lunedì alle 13, dopo una camera di consiglio durata due ore, ha anche dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale Nicola Gianluca Romita, oltreché interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale durante l’esecuzione della pena. Romita è stato condannato anche a risarcimento del danno cagionato alle parti civili da liquidarsi in sede civile, con provvisionali immediatamente eseguibili in favore di Maurizio Papadia, padre della vittima, quantificata in 100 mila euro, e in favore dei fratelli Alessandro e Fabio, quantificata in 50 mila euro ciascuno.
Il 48enne deve risarcire anche le altre due parti civili del processo, ossia il Comune di Spoleto e l’associazione Per Marta e per tutte, a cui la Corte d’Assise ha riconosciuto rispettivamente 10 mila euro e 8 mila euro, oltre alle spese di costituzione e alla partecipazione che per l’ente sono state già quantificate in 7.300 euro oltre Iva e cassa professionale. A rappresentare l’associazione al processo, l’avvocato Emilio Malaspina che, dopo la sentenza, dichiara a Umbria24: «Sono felice di aver contribuito a fare qualcosa per Laura. Spero di aver fatto qualcosa per lei, un bel riconoscimento di giustizia». Parla di ‘doppio ergastolo’ l’avvocato Filippo Teglia: «Emotivo, quello dei familiari. Qualunque condanna non restituisce Laura ai propri cari». Il fratello Fabio, appena fuori dal Tribunale: «Mia sorella mancherà per sempre». Il padre della vittima: «Non c’è più, resta solo la cappella per pregare».
Con la sentenza, la Corte d’Assise di Terni ha disposto il dissequestro al passaggio in giudicato delle somme di denaro sequestrato nella casa di via Portafuga di Spoleto, che dovranno essere restituite ai familiari di Laura Papadia. Stesso provvedimento anche per le altre somme di denaro sequestrate durante le indagini, che però andranno divise in parti uguali tra i familiari di Laura e lo stesso imputato. Le motivazioni saranno depositate in 60 giorni.
Per l’agente di commercio reo confesso in carcere dalle ore immediatamente successive al delitto la Procura di Spoleto, col sostituto procuratore Alessandro Tana, aveva chiesto la condanna a 30 anni con concessione delle attenuanti generiche da riconoscere come equivalenti alle aggravanti contestate, mentrei familiari di Laura Papadia, attraverso gli avvocati Filippo Teglia e Monica Genovese, avevano sollecitato l’ergastolo. La difesa poche ore prima della condanna all’ergastolo di Romita, aveva invece chiesto che le attenuanti prevalessero sulle aggravanti, confidando in una pena inferiore ai 30 anni.





