di Fabio Toni

«Nell’impianto della Ecorecuperi era stipato più del doppio del materiale autorizzato e la dinamica degli eventi ci porta a sostenere la tesi dell’incendio doloso». Al processo per il rogo di Vascigliano hanno parlato i consulenti della pubblica accusa, Luigi Boeri e Milena Sommovigo. Durante la sua esposizione, l’ingegner Boeri ha sottolineato le condizioni dell’impianto di Vascigliano, distrutto dalle fiamme nel luglio del 2009. Condizioni che, secondo il consulente, avrebbero favorito il propagarsi delle fiamme: «Abbiamo stimato – hanno detto – come i rifiuti all’interno fossero più del doppio rispetto a quanto autorizzato e ben settanta volte in più rispetto alle indicazioni fornite dai vigili del fuoco». Le carenze avrebbero riguardato le norme di sicurezza («c’era il documento di valutazione del rischio incendi ma non il piano di emergenza relativo») e lo stesso personale della Ecorecuperi, definito da Boeri «inadeguato e privo della necessaria formazione. Per questo – ha aggiunto – era arrivata anche una diffida da parte della Forestale».

Origine dolosa In aula Luigi Boeri ha anche spiegato come il rogo abbia avuto inizio di notte e sia stato devastante e attivo su più fronti. «Per questo – ha aggiunto – riteniamo che la sua origine sia stata dolosa». L’analisi si è poi spostata sulle conseguenze per l’ambiente: «L’incendio dei materiali ferrosi e del cosiddetto ‘fluff’, ha prodotto una nube il cui particolato si è depositato a terra, sui foraggi, finendo così nella catena alimentare. Il rogo si è protratto per oltre sette giorni. I vigili del fuoco sono dovuti tornare anche in seguito, per ‘smassare’ il materiale e spegnere le ceneri che continuavano a covare. È stata un’operazione lunga e articolata, condotta senza l’utilizzo di schiume speciali, non disponibili a quel tempo».

No precauzioni Per il consulente dell’accusa sarebbero mancate anche alcune misure di precauzione: «In un documento, l’Arpa ha definito ‘scontata’ la presenza di diossina visti i materiali finiti in fumo. Ma se c’era questa certezza – si chiede Boeri – perché non è stata subito verificata l’estensione della nube? Probabilmente si sarebbe potuto limitare il danno. Le diverse ordinanze volte a individuare l’area contaminata, dal nostro punto di vista sono state un errore». Dopo Luigi Boeri è stata la volta del secondo perito, la dottoressa Milena Sommovigo. Un’esposizione – la sua – ‘a metà’. Visto che i legali difensori dei quattro imputati hanno chiesto e ottenuto il rispetto dell’ordinanza con cui il tribunale aveva escluso dal processo una parte dei campionamenti, in particolare quelli ‘svolti senza il contraddittorio delle parti e non costituenti il corpo del reato’. E larga parte dell’analisi della consulente si basava proprio su quei dati, poi esclusi dalle carte processuali. Così l’esposizione non ha toccato gli eventuali nessi causali fra il rogo e l’inquinamento ambientale, limitandosi ad un approfondimento dei metodi di rilevamento utilizzati. Tecniche che, Milena Sommovigo, ha definito «inappropriate anche in relazione alla tempistica dell’evento».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.