La provincia di Terni dovrebbe «annettere» 13 Comuni per salvarsi

Il riequilibrio delle Province dovrà essere «condiviso con territori, parti sociali e cittadini». Sembrano essere sulla stessa lunghezza d’onda Daniele Benedetti e Nando Mismetti, sindaci di Spoleto e Foligno, finiti per forza di cose al centro della mischia scatenata dalla spending review e destinata a modificare l’assetto dell’Umbria. Sul delicato riordino, a cui è appesa la Provincia di Terni, si è espressa questa mattina anche la Cgil regionale che, senza giri di parole, ha ammesso di trovare «più logica la soluzione di ricalcare la strada già delineata nella riforma sanitaria» che vede le città del Festival e della Quintana avvicinarsi a Terni. Ma andiamo con ordine.

Mismetti e Benedetti I due sindaci si sono affidati ad una nota congiunta per mettere in chiaro alcuni aspetti in vista del riassetto. «C’è tutto il nostro impegno – scrivono i primi cittadini – a lavorare per trovare un diverso assetto istituzionale che consenta all’Umbria dei prossimi anni di progettare il proprio futuro in relazione al Paese e all’Europa – affermano Mismetti e Benedetti – ma non ci appassioniamo al gioco delle formule e dei consensi, avvertiamo invece tutto il peso della domanda di futuro e certezza ma solo con la piena condivisione delle forze sociali ed economiche, dei cittadini e dei territori, si potrà dare una risposta efficace e duratura», diversamente «si rischia di mandare in pezzi l’Umbria». Una posizione sostanzialmente condivisa anche dal consigliere regionale Luca Barberini (Pd) che in una nota afferma: «A decidere devono essere le comunità locali e i consigli comunali, non c’è spazio per scelte imposte dall’alto».

Il monito, neanche a dirlo, è tutto indirizzato agli inquilini di palazzo Donini che dalla seconda metà di agosto saranno chiamati ad un delicato quanto rapido esercizio di mediazione. Ed è proprio a partire dai tempi risicati, ad ottobre la Regione dovrà trasmettere al Governo il fascicolo dettagliato, che la Cgil tenta di «scuotere il dibattito invitando la classe dirigente a mettere da parte localismi e rendite di posizione, perché – si legge – l’unitarietà e l’identità dell’Umbria si difendono attraverso il mantenimento delle due province». Ma un’idea di massima il sindacato guidato da Mario Bravi sembra averla: «La soluzione più logica è quella di ricalcare, per l’assetto istituzionale, la strada già delineata nella riforma sanitaria, due Asl, con Foligno e Spoleto insieme a Terni, ma il sindacato è aperto anche ad altre soluzioni, purché siano credibili e non campate in aria».

«Todi sta con Perugia» Nel frattempo c’è chi ha già formalmente costituito un comitato ed è pronto a chiedere un referendum comunale per lasciare decidere liberamente i cittadini. È il caso di Todi dove giovedì mattina i referenti di «Todi sta con Perugia» si sono presentati in municipio per depositare la richiesta ufficiale di apertura del procedimento.

2 replies on “Riordino Province, Spoleto e Foligno in coro: «Serve condivisione con i cittadini». La ricetta della Cgil”

  1. Personalmente concordo con la proposta della CGIL, ed auspico il consolidamento dell’asse della vecchia Flaminia, culturalmente e dialettalmente riconosciuto, in primis da Perugia e dai perugini, come vecchia Umbria, vale a dire la parte “non etrusca” del nostro territorio.

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