L'avvocato Rosa Federici

di Chia.Fa.

Rinviata a giudizio per truffa aggravata Rosa Federici, l’avvocatessa foggiana di origine, già condannata in primo grado dal tribunale di Perugia e già arrestata nel 2014 a Foligno, dove aveva uno studio legale. Il nuovo processo si aprirà a Spoleto a marzo, quando di fronte al giudice monocratico Delia Anibaldi comparirà Federici, già sospesa a tempo indeterminato dall’Ordine degli avvocati dell’Umbria. Rinviati a giudizio con la stessa accusa anche due suoi collaboratori, che le avrebbero messo a disposizione i conti correnti in cui ricevere i pagamenti dei clienti, dopo i sequestri di quelli di sua proprietà disposti dall’autorità giudiziaria.

Rinviata a giudizio per truffa A deciderlo è stato martedì mattina il gup Francesco Salerno, che aveva già ammesso la costituzione come parte civile di cinque presunte vittime, che tra il settembre 2012 e il giugno 2014 hanno consegnate somme anche consistenti per l’assistenza e la difesa legale «mai espletata». In base alle carte dell’accusa, rappresentata in aula dal pm Patrizia Mattei, l’imputata avrebbe incassato dai clienti cifre «sia a copertura di spese di giustizia mai sostenute ed inesistenti, che come corrispettivo dell’attività professionale mai eseguita». Complessivamente i versamenti che finiti nel processo ammontano a circa 140 mila euro, di cui 114 mila euro sarebbero stati versati da un unico cliente, che si era affidato a Federici «per la causa di divorzio, affidamento dei figli e sistemazione della situazione patrimoniale».

 «Da un cliente ha preso anche 110 mila euro» Tra le presunte vittime anche un panettiere del Tifernate che si era rivolto a lei, dopo averla vista in uno spot promozionale in tv, per gestire la pratica di chiusura del panificio. In questo caso i pagamenti non hanno superato quota 5 mila euro ma anche in questo caso, per l’accusa, Federici li avrebbe percipiti «senza mai effettivamente svolgere alcuna attività», che nel caso consisteva «procedere alla sistemazione di tutte le pendenze coi creditori, in modo da evitare azioni esecutive sui propri beni». Anche per questo le richieste di risarcimento danno presentate dalle parti civile – rappresentate dagli avvocati Gianni ed Eugenio Zaganelli del foro di Perugia, Carla Magrini del foro di Spoleto ed Emiliano Strinati del foro di Terni – ammontano complessivamente intorno al mezzo milione di euro.

@chilodice

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