di Enzo Beretta

Resta in carcere Renate Kette, 53enne albanese, responsabile dell’uccisione di Danielle Chatelain avvenuta venerdì mattina in via Oberdan a Perugia. Lo ha deciso il gip Lidia Brutti che stamani ha interrogato l’assassina. Nel corso dell’udienza di convalida del fermo Renée ha spiegato al magistrato: «Danielle mi ha detto ‘Sei una delinquente, vattene da casa mia‘. Così non ci ho visto più, ho perso la testa e l’ho scaraventata giù dalle scale». Secondo la ricostruzione di alcuni testimoni l’assassina, dopo aver ucciso, è uscita di casa e ha scolato una birra.

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L’aggravante della crudeltà Le dichiarazioni dell’indagata, fermata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, dai motivi abbietti e futili nonché dalla minorata difesa della vittima anziana, rimandano ad un delitto d’impeto. Secondo la versione di Renée, compagna della figlia della vittima morta in inverno per una grave malattia, la discussione è iniziata venerdì mattina ma secondo alcune testimonianze raccolte dalla squadra mobile per le stesse ragioni le due donne avevano già discusso in precedenza. Il giudice per le indagini preliminari si è riservato la decisione sulla convalida del fermo.

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Danielle ha perduto molto sangue Secondo il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini che coordina le indagini della polizia il delitto è stato particolarmente efferato per via delle sofferenze subìte dalla 72enne prima di morire. Danielle ha perso molto sangue durante l’aggressione che sarebbe stata innescata – sempre secondo la ricostruzione iniziale degli investigatori – dalla volontà dell’anziana di non ospitare più quella donna in casa sua. Dopo l’omicidio Renate Kette è andata in bagno a lavarsi le mani. I particolari sulla dinamica dell’aggressione arriveranno dall’autopsia di cui si occuperà mercoledì il medico legale Sergio Scalise Pantuso.

Strategie dopo l’autopsia «Renate – spiega il suo avvocato Saschia Soli – ha riconosciuto le sue colpe. Ha raccontato della lite e della spinta ma ha diversi vuoti di memoria. Durante l’interrogatorio ha pianto molto. Ci riserviamo ogni tipo di strategia difensiva all’esito dell’autopsia che chiarirà quando e come è avvenuta la morte. Renate – conclude il legale – ha avuto una sorta di black-out ma non voleva uccidere quella donna che considerava la sua famiglia»

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