In Libia è il secondo giorno di bombardamenti

di Dan.Bo.

Mentre alle 20 in punto di domenica si alzano da Trapani i tornado italiani arriva forte anche in Umbria l’eco cupo delle bombe sganciate dalle coalizione dei willings su ciò che rimane del quarantennale regime del colonnello Gheddafi. La comunità del Sacro convento di Assisi è «in ansia» e «in preghiera», mentre il mondo politico regionale comincia a ragionare intorno all’emergenza immigrazione acuita dall’agonia del colonnello, ormai ex amico dell’Italia, pronto a scatenare la «bomba» migratoria contro quei paesi che considera «barbari aggressori».

Progetto con la Caritas La presidente della Regione, Catiuscia Marini, attende l’incontro con il governo che si terrà martedì proprio sul tema immigrazione, e intanto si dice contraria «ad individuare nel nostro territorio degli spazi circoscritti di accoglienza dei migranti». Niente ghetti insomma, mentre in realtà il progetto prevede un accordo tra enti locali e Caritas «affinché – spiega sempre la presidente – si possa mettere in piedi una vera e propria rete diffusa di accoglienza». A prescindere dal tipo di accoglienza però ciò che la presidente vuole sottolineare è che occorre «agire al più presto perché c’è il rischio concreto che l’emergenza immigrazione diventi, stante la situazione in atto, veramente ingestibile». La contrarietà di palazzo Donini a creare «ghetti» è apprezzata dal responsabile enti locali dell’Udc Maurizio Ronconi, che in una nota sottolinea «l’urgenza di conoscere quali siano gli spazi immaginati da Regione, Province e prefetture per l’accoglienza degli immigrati».

Studenti libici protestanto, i frati pregano Domenica mattina a Perugia invece, di fronte all’Università per Stranieri, poche decine di studenti libici hanno manifestato per gridare la loro contrarietà all’intervento armato, issando anche un cartello con su scritto «Se ci bombardate diventiamo terroristi». Ad Assisi invece si prega. Il custode del Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese, durante la celebrazione eucaristica ha invitato i pellegrini a pregare per il popolo libico «e per quanti hanno a cuore l’umana convivenza nel Mediterraneo. Possano essere prese decisioni – ha auspicato padre Piemontese, di fronte ai tanti fedeli presenti nella Basilica inferiore di San Francesco – che tutelino gli inermi e gli indifesi, che sono le vere vittime di ogni guerra. Francesco grida ancora la sua pace!».

Le ansie delle persone I timori e le ansie delle persone vengono anche riversate sul Web. Nel corso del pomeriggio di domenica infatti sono state scritte decine di messaggi sul blog «Spicchi il volo Sorella pace», aperto per l’occasione sul sito Sanfrancesco.org dal direttore della sala stampa del convento, padre Enzo Fortunato.  Uno dei primi ad intervenire è stato Marco da Ghedi, nel bresciano, dove sorge una delle basi militari coinvolte nella operazione «Odissea all’alba»: «San Francesco illumini gli uomini di buona volontà».  Ma «un papà» aggiunge: «Inutile nasconderci siamo in guerra». Numerose sono le invocazioni al Santo della Pace, come quella di Maria: «San Francesco proteggi le mie figlie, non voglio che crescano in un mondo così violento», o di Riccardo: «Nella speranza che San Francesco entri nel cuore di queste persone».

Le vittime sono sempre i poveri Altri, come Maria Antonietta da Bari, fanno l’elenco delle tragedie «che si abbattono sul nostro povero mondo: Giappone, Libia, situazione economica… Cari frati, pregate anche per me!». Nei messaggi c’è la condanna della guerra. Jacopo: «Ogni vita spezzata è una tragedia umana»; Dante da Roma: «Persone povere, indifese, subiscono quest’ultima violenza»; Liliana di Napoli: «Le vittime sono sempre i poveri»; Salvatore: «Da poco abbiamo festeggiato i 150 anni della nostra patria, speriamo che Dio ci assista, sì all’unione no alla guerra». C’è Massimiliano che plaude alla decisione della comunità internazionale: «Finalmente l’Onu ha fatto sentire la sua voce». Infine Rosaria raccoglie l’invocazione del blog, ma avverte: «Difficilmente spiccherà il volo sorella pace se giustizia e solidarietà non avanzeranno nelle zone più povere del mondo».

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