di M.R.
Liberato dal carcere di Caracas e rientrato in Italia a gennaio, l’imprenditore torinese Mario Burlò, con diverse vicende giudiziarie sospese, è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Terni, Francesco Maria Vincenzoni, per indebite compensazioni, in una maxi inchiesta per reati fiscali.
Il 52enne, chiamato in causa come amministratore e legale rappresentante di alcune società che — secondo l’ipotesi dei pubblici ministeri Giulia Bisello e Giorgio Panucci — non avrebbero versato le somme dovute per debiti d’imposta (a Erario, Inps, Inail, Regione), è stato rinviato a giudizio assieme ad altri 16 indagati. Nell’ambito dello stesso procedimento, 22 persone sono state prosciolte «perché il fatto non costituisce reato»; stralciata la posizione di un altro soggetto perché irreperibile sul territorio nazionale.
