di Francesca Marruco
Tutti a processo tranne ‘Occhi di Ghiaccio’. La banda di albanesi arrestati nel novembre del 2011 perché ritenuti responsabili di essere gli autori di molte rapine in villa avvenute in provincia e in provincia negli anni scorsi compariranno davanti ad un giudice il 4 giugno prossimo. Tutti e cinque tranne Occhi di Ghiaccio, Altin Hoxha. Per lui, a causa di un difetto di notifica, gli atti sono stati ritrasmessi al pm. Giovedì mattina il gup Luca Semeraro aveva accolto la richiesta di costituzione di parte civile dell’allenatore Serse Cosmi, anche lui rapinato dalla banda. Insieme a Cosmi, rappresentato dall’avvocato Michele Nannarone, sono state ammesse anche altre parti civili.
Le vittime Tutte persone che quegli albanesi li hanno incontrati nel buio delle loro case con una pistola puntata contro. Tutte persone che da quegli attacchi nel posto più intimo di ognuno sono rimasti traumatizzati. Molti di loro nel corso delle indagini avevano riconosciuto i rapinatori. Una di loro giovedì mattina prima di entrare in aula ragionava sul da farsi con le lacrime agli occhi. Tanta era la tensione per il possibile incontro con chi l’aveva tanto spaventata.
A processo A processo, come richiesto dal pm Antonella Duchini, andranno Gezim Kuka, 36 anni, considerato il capo della banda, arrestato a Moncalieri (Torino) dove viveva con la famiglia. Leo Ndreu, 30 anni, detenuto a Pesaro per altri reati; Gjolek Ballshani 31 anni, detenuti nel carcere di Regina Coeli a Roma per altri reati; Artan Duda, 34 anni, agli arresti domiciliari a Roma per altri reati.
Il modus operandi Secondo quanto riferito nello corso di una conferenza stampa dal capo della mobile perugina, Marco Chiacchiera in occasione degli arresti, il gruppo criminale è stato individuato grazie a un ‘modus operandi’ con dei punti fermi: era composto mediamente da 4-5 persone (non sempre gli stessi), il capo entrava in casa con la pistola, il suo braccio destro identificato come ‘occhi di ghiaccio’ usava modi particolarmente violenti, c’era un ‘buono’ che aveva il ruolo di aiutare le vittime per farsi dire dove erano i preziosi onde evitare altre percosse, entravano nelle case praticando un foro agli infissi come per effettuare un furto ma avevano un meccanismo rodato per compiere rapine nel caso qualcuno si svegliasse.
Il gruppo d’assalto Il gruppo di albanesi spietati in una occasione ha anche picchiato selvaggiamente e terrorizzato una donna anziana per 1.700 euro, ha tenuto la pistola puntata alla testa dell’allenatore Serse Cosmi, sfondato caselli e forzato posti di blocco. Per portare al sicuro il loro bottino che in undici rapine è arrivato a quasi 130 mila euro e a un ammontare inestimabile ma molto alto tra gioielli, orologi, soprattutto Rolex, monili e preziosi. Un tesoro che non sempre hanno rivenduto come solitamente i ladri fanno ad esempio con l’oro. Loro se lo tenevano. Solo in casa del capo della banda a Torino, c’erano moltissimi orologi, gioielli, e molte borse in pelle. Nelle rapine infatti il gruppo che solo in una occasione se n’è andato con un bottino misero, faceva razzia anche di borse, cinture e portafogli di marca. Senza disdegnare anche i vestiti. Ovviamente sempre se di marca.
L’indagine Solitamente per i loro assalti perugini partivano da Roma con due o tre automobili rubate a cui avevano anche cambiato la targa. Automobili che in qualche caso venivano anche ritrovate bruciate. Un’ organizzazione militare per non lasciare nulla al caso. Fino a quando però, «nel luglio del 2011 – scriveva il gip Giangamboni – la squadra mobile di Roma trasmetteva alla questura di Perugia gli esiti di un’indagine svolta a rapine analoghe delle quali erano risultati responsabili alcuni cittadini albanesi. In esito ad una perquisizione – spiega ancora il gip – eseguita dalla squadra mobile di Roma era stata rinvenuta la pistola Colt sottratta in occasione della rapina a Città della Pieve. In seguito la mobile di Perugia aveva proceduto ad esaminare le posizioni di numerosi soggetti coinvolti nell’indagine di Roma». Ed è proprio da questa indagine che sono venuti fuori i sei nomi degli uomini riconosciuti dalle persone rapinate. Riconoscimenti che sono diventati fondamentali per inchiodarli. Oltre alla pistola e ad un trolley di Louis Vuitton rubato in casa Cosmi e riconosciuto dall’allenatore.
I colpi Le rapine che gli vengono contestate sono infatti distribuite in tutto il territorio perugino e sono: 31 maggio 2010 a Foligno con botte al custode di una villa ma vengono messi in fuga; 4 ottobre 2010 a Gualdo Tadino vittime legate e bendate e bottino di 20 mila euro; 3 gennaio 2011 a Bettona anziana picchiata selvaggiamente e minacciata di morte bottino 1.700 euro; 10 gennaio 2011 a San Terenziano botte al padrone di casa e bottino di 600 euro; 14 gennaio 2011 Città della Pieve botte al padrone di casa e bottino di 500 euro più una pistola; 19 gennaio 2011 a Brufa vittima Serse Cosmi bottino 5 mila euro; 24 gennaio 2011 a Spoleto bottino 3 mila euro; 3 febbraio 2011 a Spoleto capofamiglia picchiato con una chiave inglese bottino 200 euro; 3 febbraio 2011 a Todi proprietario picchiato e legato con un filo elettrico bottino 13 mila euro; 7 febbraio 2011 Taverne di Corciano colluttazione con le vittime e colpi di pistola e fucile bottino 80 mila euro; 22 febbraio 2011 Giano dell’Umbria proprietario pestato, parte un colpo di pistola bottino 5 mila euro. Un territorio troppo vasto per non avere aiuti. I sei albanesi sono accusati a vario titolo di rapina aggravata, sequestro di persona, minacce e lesioni.
