di Fra. Mar.
Un punto alla difesa. E’ entrato così nel vivo il processo alla banda di albanesi che mise a segno molte rapine in villa tra il 2010 e il 2011. I giudici del tribunale collegiale di Perugia hanno infatti accolto l’eccezione di nullità e indeterminatezza, sollevata per il capo d’imputazione in cui veniva contestata l’associazione a delinquere, alla banda che sequestrò e rapinò anche l’allenatore Serse Cosmi. I giudici hanno dunque rinviato al gup gli atti concernenti l’associazione a delinquere e fissato la prossima udienza per il 10 dicembre per entrare finalmente nel vivo del processo con i primi testimoni indicati dall0accusa rappresentata dal pubblico ministero Gemma Miliani.
Imputati Sul banco degli imputati, oltre al famigerato Altin Hoxha, conosciuto col soprannome di Occhi di ghiaccio, siedono Gezim Kuka, 36 anni, considerato il capo della banda, arrestato a Moncalieri (Torino) dove viveva con la famiglia. Leo Ndreu, 30 anni, detenuto a Pesaro per altri reati; Gjolek Ballshani 31 anni, detenuti nel carcere di Regina Coeli a Roma per altri reati; Artan Duda, 34 anni, agli arresti domiciliari a Roma per altri reati.
Il modus operandi Secondo quanto riferito nello corso di una conferenza stampa dal capo della mobile perugina, Marco Chiacchiera in occasione degli arresti, il gruppo criminale è stato individuato grazie a un ‘modus operandi’ con dei punti fermi: era composto mediamente da 4-5 persone (non sempre gli stessi), il capo entrava in casa con la pistola, il suo braccio destro identificato come ‘occhi di ghiaccio’ usava modi particolarmente violenti, c’era un ‘buono’ che aveva il ruolo di aiutare le vittime per farsi dire dove erano i preziosi onde evitare altre percosse, entravano nelle case praticando un foro agli infissi come per effettuare un furto ma avevano un meccanismo rodato per compiere rapine nel caso qualcuno si svegliasse.
Il gruppo d’assalto Il gruppo di albanesi spietati in una occasione ha anche picchiato selvaggiamente e terrorizzato una donna anziana per 1.700 euro, ha tenuto la pistola puntata alla testa dell’allenatore Serse Cosmi, sfondato caselli e forzato posti di blocco. Per portare al sicuro il loro bottino che in undici rapine è arrivato a quasi 130 mila euro e a un ammontare inestimabile ma molto alto tra gioielli, orologi, soprattutto Rolex, monili e preziosi. Un tesoro che non sempre hanno rivenduto come solitamente i ladri fanno ad esempio con l’oro. Loro se lo tenevano. Solo in casa del capo della banda a Torino, c’erano moltissimi orologi, gioielli, e molte borse in pelle. Nelle rapine infatti il gruppo che solo in una occasione se n’è andato con un bottino misero, faceva razzia anche di borse, cinture e portafogli di marca. Senza disdegnare anche i vestiti. Ovviamente sempre se di marca. Si torna in aula tra meno di due mesi.
