Riceviamo e pubblichiamo la lettera di uno degli indagati nell’operazione della polizia di Perugia contro una banda che avrebbe rapinato alcune sale giochi
Spett.li Redazioni,
io sottoscritto Puglisi Marco, Vi contatto in merito agli articoli apparsi in data odierna nelle Vostre testate, relativi alla banda di rapinatori perugini, nei quali vengo rappresentato come uno dei componenti attivi della banda stessa, nonché pubblicando una mia fotografia.
Innanzitutto mi preme sottolineare di essere completamente estraneo alla vicenda e di non comprendere in che modo possa essere stato coinvolto nella stessa: proprio a tal fine ho già provveduto ad incaricare un legale di mia fiducia, per dimostrare l’estraneità ai fatti riportati, nonché alla partecipazione a tale banda criminosa, che l’educazione da me ricevuta ha sempre condannato.
La presente Vi viene inviata al fine di richiamare l’ attenzione circa gli effetti che un tale articolo avrà sulla mia immagine e decoro, nonché su quella della mia famiglia, stante la reputazione che nel tempo ci siamo guadagnati.
Nello specifico Vi segnalo che mio padre ha incarichi di particolare importanza su un’azienda di rilevanza nazionale, mentre io, svolgo con competenza e professionalità un onesto lavoro, che mi porta in contatto costante col pubblico, è indubbio che la divulgazione del mio nome e cognome nonché di una mia foto, ben visibile tra l’altro, determini dei gravi pregiudizi nei miei confronti, che non potrebbero essere sanati neanche a seguito della dimostrazione della mia assoluta innocenza, come avverrà.
Vi chiedo pertanto, se possibile, di poter rettificare quanto da Voi riportato nell’articolo di cui in premessa, o perlomeno di evitare, negli eventuali e futuri articoli sulla vicenda, di utilizzare dei riferimenti (verbali e/o fotografici) alla mia persona.
Nella speranza che possiate accogliere la mia richiesta e che comprendiate la mia preoccupazione, Vi porgo distinti saluti.
In fede
Marco Puglisi
