Poco meno di 200 mila euro – 189.401, per la precisione, più interessi – è l’importo che due dipendenti dell’Asl Umbria 2 dovranno pagare all’Azienda sanitaria locale per l’«incarico vietato», svolto alla Vus di Spoleto da uno dei due, un uomo di 51 anni, prima componente del Cda e dal 2012 amministratore unico. Lo ha deciso la Sezione giurisdizionale regionale umbra della Corte dei Conti. Il coimputato, di 73 anni, viene accusato di aver autorizzato nel 2009 mediante un ‘visto’ l’autorizzazione allo svolgimento dell’incarico.
«Il dipendente pubblico non può assumere incarichi di amministrazione in società di capitali – si legge nella sentenza dei giudici contabili -. Il danno imputabile ai convenuti deve essere limitato a 189.401 euro, somme percepite dal dipendente per un incarico vietato, incompatibile con il mantenimento della qualità di pubblico dipendente, quindi non autorizzabile. Poiché sono emersi elementi idonei ad asseverare l’esistenza di un dolo e di un’intesa tra i convenuti – conclude la sentenza – tale danno deve essere imputato solidamente».
La sentenza La Procura contabile contestava al 51enne anche la mancata richiesta dell’orario part-time per il periodo di svolgimento delle attività extraistituzionali, la difesa ha risposto che l’uomo ha svolto una «semplice collaborazione con la società, recandosi solo un pomeriggio a settimana, e di aver prestato la propria opera subordinata presso l’amministrazione di appartenenza».
