di Francesca Marruco
«Io ho pregato tanto il Signore perché venisse trovato l’assassino di Beatriz, ma io quell’uomo che l’ha caricata in macchina quella sera non l’ho visto in faccia». Accusa e difesa l’hanno sottoposta ad un fuoco incrociato di domande, le hanno mostrato foto segnaletiche e le hanno chiesto se era in grado di riconoscere qualcuno in aula. Ma lei, la prostituta che vendeva il suo corpo insieme a Beatriz Nilda Rodriguez – uccisa la sera del 9 agosto del 2009 in una stradina secondaria della zona di Pian di Massiano – ha guardato molte volte verso l’imputato Desposorio Mendocilla Guadalupe Dolores, ma alla fine ha detto che non era in grado di dire se era o meno lui.
Lo ha detto lui Ad affermare invece di aver caricato Beatriz in macchina fu lo stesso imputato, davanti al pubblico ministero Giuseppe Petrazzini. Mendocilla, difeso dall’avvocato Nicodemo Gentile, disse che quella sera aveva caricato Beatriz in macchina, si era appartato con lei in una stradina secondaria. «Anche in questa occasione Beatrice mi disse che aveva bisogno di guadagnare i soldi e non poteva venire con me – aveva raccontato Mendocilla -. Io non ho insistito e l’ho riportata nel medesimo posto dove l’avevo presa prima . Quando ho riportato Beatrice mi pare di ricordare che fosse presente sul posto un’altra prostituta».
La conferma Ma quella sera Beatriz non tornò mai indietro. Lo ha confermato giovedì pomeriggio in aula la donna di colore che si prostituiva insieme a lei, davanti al pubblico ministero Giuseppe Petrazzini, al tenente colonnello dell’Arma Pierugo Todini e al luogotenente Angelo De Pascalis, che hanno portato avanti le indagini sull’omicidio di Beatriz. Allora perché Mendocilla avrebbe detto di averla riportata indietro? Per crearsi un alibi, sostiene chi lo indica come l’assassino.
Non tornò indietro Fuori dall’aula, l’unica testimone oculare che potrebbe aver visto l’assassino, ma non è in grado di riconoscerlo perché non ne ha scorto bene il volto, dice che quella sera, dopo aver visto Beatriz salire in quell’auto, l’amica non tornò più indietro. «Io sono rimasta tanto tempo lì, fino all’una, le due e lei non è più tornata indietro».
La morte L’autopsia ha stabilito che Beatriz è morta tra le 23 del 9 agosto e le 2 della notte successiva. Proprio intorno alle 23.30 è salita in una macchina in cui, secondo i riscontri investigativi e la ricostruzione dell’accusa, c’era l’imputato. E poi non ha più fatto ritorno. Anzi, nelle telecamere di sorveglianza della zona – i cui filmati sono stati mostrati alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Mautone, a latere D’Andiria -si vede anche il tragitto che l’auto su cui è salita ha fatto. Inoltre, mentre prima del delitto Beatriz e il suo presunto assassino si erano sentiti più volte al telefono, dopo l’omicidio l’uomo non la cercherà più.
L’accusa Desposorio Mendocilla Guadalupe Dolores è accusato di omicidio volontario pluriaggravato. Il pm gli contesta infatti le aggravanti del mezzo insidioso- è stata uccisa con un coltello di piccole dimensioni-, dei futili motivi ed approfittando delle sue condizioni di minorata difesa. Il peruviano, che si è sempre dichiarato innocente, rischia una condanna all’ergastolo.
