Carabinieri al lavoro (foto © Fabrizio Troccoli)

di Enzo Beretta

Centootto assoluzioni con formula piena nel processo Girasole. Secondo la Corte d’assise di Perugia dinanzi alla quale è stato celebrato il processo scaturito dalla maxi-inchiesta della Direzione distrettuale antimafia «il fatto non sussiste». Il processo era iniziato nel novembre 2017, 18 anni dopo gli arresti. Le accuse a vario titolo riguardavano ipotesi di sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, sequestro di persona, immigrazione clandestina, contraffazione di documenti, traffico di droga e violenza privata.

«E adesso i risarcimenti per le ingiuste detenzioni» La presunta organizzazione – era emerso durante le indagini del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri – gestiva anche il narcotraffico di cocaina dalla Colombia e di hashish dall’Albania mostrandosi interessata anche al contrabbando internazionale di clandestini da alcuni Paesi dell’Est europeo (Ucraina e Russia) verso l’Italia, la Francia, il Portogallo e la Germania. Per due imputati l’accusa di riduzione in schiavitù è stata derubricata in favoreggiamento della prostituzione e dichiarata prescritta. La Procura aveva chiesto la condanna di sei imputati. Alcune difese hanno già anticipato le intenzioni di avanzare richieste per ingiusta detenzione.

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