di Chia.Fa.
Casa Ancarano resta sequestrata. Non va a buon fine neanche il tentativo del prof David Brunelli che, circa un mese fa, ha presentato un’istanza al tribunale di Spoleto per tentare di rimuovere i sigilli dal cantiere per la realizzazione di un centro polivalente da destinare alla comunità di Ancarano, una delle frazioni di Norcia più danneggiate dal sisma. Ma mercoledì è incappato nello stop del giudice Luciano Padula, che celebra il processo per abuso edilizio a carico di tre persone, tra cui il sindaco di Norcia Nicola Alemanno. Sulla vicenda della temporaneità delle strutture d’emergenza e delle procedure da seguire resta in piedi il ricorso in Cassazione per il dissequestro del Centro Boeri, al centro di un’inchiesta analoga.
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Difesa: «Così si deteriora irreversibilmente» Il tentativo di Brunelli era incardinato sull’insussistenza del periculum in mora, dato che il dissequestro di Casa Ancarano permetterebbe, secondo il prof, di completare le lavorazioni «non aggravando l’eventuale offesa a territorio e paesaggio ma al più attenuandola». La richiesta di rimettere il cantiere nelle disponibilità del presidente della Proloco Venanzo Santucci e del direttore dei lavori Riccardo Tacconi, entrambi assistiti da Brunelli, è stata sollecitata anche in considerazione «della non idoneità degli interventi di copertura autorizzati a gennaio, che non possono evitare il deterioramento inevitabile e irreversibile della struttura, salvaguardabile soltanto completando le lavorazioni».
Respinto ancora il dissequestro di Casa Ancarano L’avvocato non manca poi di evidenziare come nell’area individuata per Casa Ancarano fossero già presenti manufatti «di vari materiali e dimensioni a servizio della comunità», così come viene rimarcato che per i terremotati di Ancarano «la possibilità di usare la struttura sequestrata è di importanza fondamentale sotto il profilo materiale e morale». Argomentazioni che non hanno convinto la procura di Spoleto, che sull’istanza ha espresso parere contrario, né il giudice Padula che l’ha respinta: «Non viene introdotto alcun fatto nuovo capace di mutare il quadro che ha portato al sequestro, per di più confermato dal Riesame. Permane il pericolo che la libera disponibilità della struttura in capo agli imputati possa aggravare o protrarre le conseguenze dei reati ipotizzati, giacché la ripresa dei lavori abusivi (per difesso dei prescritti titoli abilitativi) determinerebbe solo il consolidamento delle lesioni già arrecate agli interessi protetti» ossia l’ambiente.
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