Ricorso per Cassazione avanzato dalla Procura generale di Perugia contro la sentenza di assoluzione «perché i fatti non sussistono» della Corte d’appello nei confronti di quattro imputati, tra cui un assessore del Comune di Montecastrilli, accusati a vario titolo di turbativa d’asta e corruzione. Viene richiesto l’annullamento della pronuncia di secondo grado. Secondo la vicenda ricostruita dal tribunale di Terni, che aveva portato in primo grado alla condanna degli imputati – ricostruisce la Procura generale in un comunicato -, i quattro imputati in concorso tra loro e con mezzi fraudolenti erano riusciti a far aggiudicare l’appalto dei servizi di riscaldamento del Comune di Montecastrilli alla società di cui due degli imputati erano rappresentanti. I fatti risalgono al 2014. Nel ricorso della pubblica accusa viene «censurato» in particolare l’apparato logico argomentativo che ha condotto la Corte a ribaltare completamente la sentenza di condanna. 

LA SENTENZA D’APPELLO

Testimoni Secondo la Procura generale la sentenza di assoluzione non terrebbe in alcun conto quanto emerso dall’istruttoria dibattimentale, in particolare le dichiarazioni dei testimoni e di un imputato, oltre che i documenti acquisiti, più precisamente uno rinvenuto nel computer di un imputato, oltre alle intercettazioni telefoniche. 

Ricorso Tutti gli elementi dai quali per la procura generale risulterebbero elargiti dai responsabili della società ai rappresentanti dell’amministrazione comunale, regali, promesse di denaro, sponsorizzazioni di sagre, in cambio di un favorevole esito della gara di appalto. Un risultato questo che – in base alla ricostruzione accusatoria – sarebbe stato festeggiato dai quattro imputati con una cena. Con «l’articolata impugnazione» presentata – si legge ancora nella nota – si contestano altresì al giudice di secondo grado errori interpretativi e omissioni nella motivazione e si chiede quindi l’annullamento della sentenza di assoluzione.

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