di Chia.Fa.
Allarmano i dati dell’indagine dell’Arpa sullo stato di inquinamento dei pozzi di Foligno, Cannara e Bevagna. A manifestare una certa preoccupazione è Confagricoltura che, all’indomani della pubblicazione dei risultati dell’indagine, sottolinea le pesantissime ricadute che la contaminazione delle acque potrebbe avere per l’economia del comparto.
Raccolto a rischio Sì, perché dei 72 chilometri quadrati investigati dai tecnici, più della metà hanno fatto registrare livelli di tetracloroetilene (Pce) ampiamente oltre i limiti di legge e in 6.5 chilometri quadrati concentrazioni di tetracloroetilene e tricloroetilene oltre i parametri fissati per il consumo umano. «Le rilevazioni dell’agenzia regionale per la protezione ambientale – afferma l’associazione umbra dei produttori agricoli – potrebbero determinare gravi conseguenze per le aziende agricole, specie se si arrivasse al divieto dell’utilizzo delle acque per irrigare le coltivazioni, con il rischio di rendere vano il lavoro di mesi». Più che una paura, una probabilità, visto che già il mese scorso il sindaco di Foligno Nando Mismetti aveva firmato un’ordinanza ad hoc per vietare, in una zona neanche troppo limitata, l’uso della risorsa ai fini irrigui.
Confagricolura: «Individuare responsabili» Sulla delicata questione ieri l’Arpa ha anche precisato che, se da un lato l’ampiezza dell’area contaminata può fare affermare che ci si trovi di fronte all’onda lunga di un fenomeno molto datato, dall’altro è pur vero che «la presenza dei composti organo-alogenati sarebbe riconducibile a varie sorgenti per lo più ubicate a ovest dell’area urbano, dove storicamente hanno operato una pluralità di attività antropiche», vale a dire umane e quindi produttive. Per questo Confagricoltura precisa: «Questi composti non sono usati in agricoltura motivo per cui invitiamo a circoscrivere il fenomeno ai reali colpevoli dell’accaduto, auspicando che l’indagine porti in tempi brevi ad individuare ruoli e responsabilità».

