di F.T.
Giro di vite della guardia di finanza di Terni sull’emissione di scontrini e fatture. In seguito a ripetute violazioni, ben quindici attività commerciali hanno ricevuto l’ordine di chiusura per un periodo che va da 3 a 6 giorni. Tutti i negozi si trovano a Terni, per la maggior parte ubicati nelle vie centrali e più rinomate della città.
Le sanzioni Le sanzioni delle fiamme gialle hanno colpito il titolare di un bar, quattro ristoranti, due parrucchieri, cinque negozi di abbigliamento, due empori e un minimarket. Delle 15 attività che hanno ricevuto lo stop, ben 9 sono controllate da cittadini stranieri, in maggioranza cinesi. «Non emettere lo scontrino – spiegano dal comando di via Bramante – significa, per questi soggetti, pagare meno tasse in Italia. Un comportamento che si lega anche al mancato pagamento delle sanzioni. La riscossione è resa ancora più difficile dal fatto che alcuni negozi, per sottrarsi ai controlli, cambiano repentinamente il titolare, la denominazione o la stessa ubicazione».
Un furto La chiusura temporanea dell’attività (da un minimo di tre giorni a un massimo di un mese) colpisce chi è stato sorpreso almeno quattro volte a non emettere scontrini. In questi casi alla sanzione di base, pari all’importo del mancato scontrino ma comunque non inferiore a 516 euro, si aggiunge il fermo dell’attività. «Qualsiasi cittadino che acquista un bene o un servizio – spiegano dalle fiamme gialle – ‘presta’ letteralmente al titolare dell’attività una somma del proprio denaro, oggi pari al 21%, affinché venga corrisposta allo Stato a titolo di Iva. Ogni mancata emissione di scontrini, rappresenta un furto nei confronti del cittadino. Le tasse non vengono pagate e l’esercente si arricchisce a danno del contribuente onesto che, invece, garantisce con le proprie imposte l’erogazione dei servizi pubblici anche agli evasori».
