di En.Ber.
L’annullamento del decreto di sequestro per un valore di 6,3 milioni di euro disposto dal gip Lidia Brutti nei confronti della cooperativa «Piccolo Carro» è stato chiesto dall’avvocato Giancarlo Viti al tribunale del Riesame di Perugia. La richiesta è già stata avanzata dal penalista – che tutela gli interessi del presidente Cristina Aristei e del marito vicepresidente Pietro Salerno indagati per truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture – e tra un paio di settimane dovrebbe essere fissata l’udienza. L’atto della difesa contenente i motivi per il dissequestro deve ancora essere depositato, allo stato in cancelleria c’è solo la richiesta.
Le accuse Dalle indagini della Procura di Perugia è emerso che nelle strutture residenziali «La tribù», «L’isola che non c’è», «La ghianda», «La casa di Pietro» e «Il silo», già sequestrate nel novembre scorso, veniva svolta anche attività terapeutico-sanitaria senza autorizzazioni «sulla scorta di quanto rappresentato nella Carta dei servizi della cooperativa, tramite le informazioni pubblicate sul sito internet e la documentazione trasmessa» che «presentava le sue strutture come comunità residenziali per minori ‘a valenza terapeutica’». In alcuni casi – scrive il gip nel decreto di sequestro preventivo – la specificità terapeutica era supportata dalla copia della lettera della Regione Umbria del 22 maggio 2013 ma la «genesi della missiva presenta aspetti decisamente opachi».

chi controllava i controllori?
in perfetto e classico stile italiano dopo anni e anni di irregolarità ecco che per magia all’improvviso si accorgono tutti.