di Francesca Marruco
Ha chiesto di poter essere processato con rito abbreviato il ragazzo congolese che nel maggio dello scorso anno violentò la fidanzata perugina ventenne. Il processo davanti al gup Lidia Brutti, doveva celebrarsi martedì mattina, ma per un impedimento del difensore dell’imputato è stato rinviato alla prossima settimana. Poi il pubblico ministero Paolo Abbritti chiederà per lui una condanna per quel fatto gravissimo.
In aula Con la richiesta di abbreviato, presentata dai suoi avvocati Francesco Areni e Carla Archilei, il giovane congolese potrà beneficiare di un sostanzioso sconto di pena, come previsto dalla legge. La vittima, che per quell’orrore rimase in ospedale per giorni per guarire dalle fratture che gli aveva causato lui, si costituirà parte civile con l’avvocato Simone Pillon.
La violenza Il capo d’imputazione che riassume il terrore vissuto da quella giovane ragazza parla di violenza sessuale e lesioni personali aggravate: «dopo averla condotta presso la propria abitazione con minaccia consistita nell’averle prospettato di percuoterla (come in passato aveva già fatto), dunque avvalendosi dello stato di prostrazione e coazione morale ingenerato nella persona offesa, quindi intimandole di spogliarsi e di acconsentire ad un rapporto sessuale, nonché, con violenza consistita nell’averla morsa in più parti del corpo, e nell’averla percossa durante il congiungimento carnale( ed anche subito dopo) consisteva omissis a subire atti sessuali consistiti in un rapporto sessuale completo».
Le botte Non solo, perché «durante la realizzazione dei fatti e anche al fine di realizzarli e vincere la resistenza della persona offesa, mordendola al volto, al collo e in altre parti del corpo, nonché percuotendola con pugni al volto, cagionava a omissis lesioni personali consistite in un trauma cranio- facciale, frattura scomposta dell’orbita sinistra, ecchimosi al naso e alla guancia sinistra, segni di morsi alla guancia destra e sinistra, alla spalla sinistra, al braccio destro e all’avambraccio , alla mano sinistra, dalle quali derivava una malattia ritenuta guaribile in 30 giorni».
Chiamò aiuto lei Era stata lei stessa a chiamare i carabinieri dopo che lui, con cui stava insieme da più di un anno, l’aveva prima violentata e poi massacrata di botte, dopo il suo rifiuto ad un rapporto sessuale. Aveva aspettato che il suo aggressore si mettesse a letto a dormire, tanto era ubriaco, e poi, protetta dalla porta del bagno aveva chiesto aiuto. I carabinieri avevano trovato indumenti sporchi di sangue e sangue anche sulle lenzuola e sul cuscino del letto.
In carcere Era stato arrestato in flagranza di reato e da quel 19 maggio del 2013 si trova ancora in carcere. E’ detenuto nella casa circondariale di Spoleto e c’è da scommettere che, nonostante l’abbreviato ci resterà ancora per qualche anno. In questi mesi, non ha mai avuto contatti con la sua vittima. Aveva annunciato una lettera di scuse, che però non è mai arrivata.
