di Francesca Marruco
«Mi ritengo offesa dalla richiesta di nominare un consulente psicologo che mi esamini. Io sono pienamente in grado di badare ai miei interessi e la consuenza tecnica è inutile». A dirlo, al giudice Giulio Berti della sezione civile del tribunale di Perugia, che giovedì mattina sostituiva la dottoressa Paini, è stata un’anziana di Magione che un paio di settimane fa, ha scritto una lunga missiva al presidente del tribunale Aldo Criscuolo in cui si dice umiliata da questa giustizia che vuole metterla sotto esame perché un lontano cugino, e uno dei figli, con cui ha in corso molte querelle legali, affermano che lei abbia bisogno di un amministratore di sostegno.
In aula Giovedì mattina, accompagnata dal suo avvocato Alfredo Brizioli, la donna ha rilasciato dichiarazioni inequivocabili, mentre il suo legale ha nuovamente reiterato la richiesta di revoca della nomina del consulente tecnico. Il giudice tutelare si è riservato una decisione, ma intanto ha fatto prestare giuramento allo psicologo, che a chiesto anche l’aiuto di un collaboratore psioterapeuta, e ha fissato l’inizio delle operazioni peritali per il 22 maggio prossimo.
Per il Csm sta bene Tutto questo nonostante dopo l’istanza presenata dal cugino della donna, la stessa, tramite il suo legale, abbia prodotto un certificato firmato dal direttore del Centro Salute Mentale di Magione, in cui – dopo colloqui e visite – si attesta che «non presenta impedimenti di alcuna natura riferiti alla capacità di gestione della sua sopravvivenza».
La lettera L’anziana signora, rimasta da poco vedova e madre di due figli adulti, lo ha spiegato chiaramente nella missiva inviata a Criscuolo e Paini «non posso tollerare che il giudice, ‘letti gli atti’, anziché scusarsi per quanto fattomi praticamente da un estraneo in accordo con uno dei miei figli che persegue da sempre fini personali economici, abbia nominatouna psicologa per analizzarmi ».
Chi non può difendersi? «Non è possibile – scrive ancora l’anziana donna – che il tribunale lanci un mesaggio del tipo che ‘chiunque purché parente entro il quarto grado’ può prendere carta e penna e chiedere che un suo parente sia sottoposto ad un controllo psichiatrico e psicologico. Siamo di fronte ad una vera e propria brutalità che coinvolge il servizio pubblico psichiatrico, che non conta èiù nulla in quanto viene anch’esso posto sotto tutela critica da parte di uno psicologo nominato dal giudice». La signora, fa anche notare che questo episodio, «coinvolge tutti coloro che, a differenza della sottoscritta, non hanno la possibilità di difendersi adeguatamente e potranno essere tormentati e soggiogati in quanto semplicemente anziani, da parte di parenti irriconoscenti e senza scrupoli».
Chi vuole cosa E la signora i parenti irriconoscenti li chiama per nome: «Mio figlio omissis, ha sempre richiesto molto alla famiglia, in termini economici, subito dopo la morte di mio marito si è scatenato contro di me e suo fratello in tutte le maniere possibili, e sempre con un unico comune denominatore rappresenato dal denar: ci ha coinvolti in una serie infinita di cause, anche le più odiose, e alla fine ha richiesto, o meglio ha fatto richiedere da un nostro lontano cugino con il quale non ho rapporti da anni, ma lui si, che mi venisse nominato un amministratore di sostegno nella di lu ipersona o di uno dei miei nipoti, figli suoiì”. La signora, supportata dall’avvocato Alfredo Brizioli, non ha alcuna intenzione di farsi mettere i piedi in testa per quella che ritiene una umiliazione ingiusta, e c’è da scommettere, che anche se il giudice tutelare non revocasse la nomina del consulente, la cosa non finirà qui.
