di Francesca Marruco

A causa del batterio Pantoea agglomerans, di cui erano infette alcune sacche di nutrizione parentale somministrate dal Santa Maria della Misericordia di Perugia, sono morte tre persone. Il dato emerge, ad oltre due anni e mezzo dall’inizio dell’indagine dei Nas del capitano Marco Vetrulli, coordinati dal pubblico ministero Paolo Abbritti, dall’avviso di conclusione delle indagini recapitato ai quattro medici indagati.

 Tre morti Nello specifico, per la morte di tre pazienti in dieci giorni, iscritti nel registro degli indagati con le accuse di omicidio colposo, sono finite due donne, che «cooperando tra loro, con colpa generica costituita da imprudenza, imperizia e negligenza e con colpa specifica, consistita nell’omesso rispetto delle procedure stardard per la buona preparazione dei medicinali galenici» «allestendo a causa di ciò sacche da nutrizione parenterale infette da un batterio denominato pantoea agglomerans».

Omicidio colposo Questo, secondo le indagini, sarebbe avvenuto per «l’omesso rispetto  delle procedure standard attestanti le operazioni di preparazione e gli aspetti microbiologici dei preparati, controlli su ambiente, superfici e strumentazione tecnica, la mancata redazione delle schede tecniche indicanti composizione e sostanze impiegate per ciascuna preparazione, con conseguente interruzione della tracciabilità dei prodotti, l’omessa o insufficiente tenuta della documentazione attestante il rispetto delle procedure inerenti il sistema di gestione». Negligenze e imperizie insomma che, secondo le risultante investigative, sarebbero avrebbero causato la morte di tre pazienti per sepsi da pantoea agglomerans. Le stesse donne, secondo il capo d’imputazione, sarebbero anche responsabili di lesioni personali colpose nei confronti di altri 16 pazienti per aver provocato loro «sepsi da pantoea agglomerans, comportante lesioni personali da cui derivava una malattia di durata non superiore a giorni venti».

L’omissione di atti d’ufficio Le altre due donne sono invece accusate di omissione di atti d’ufficio perché «entrambi membro del comitato delle infezioni ospedaliere dello stesso nosocomio, avendo avuto anticipata contezza della positività di emoculture di pazienti affetti da sespi, dovuta al batterio pantoea agglomerans, dovendo per impellenti ragioni di igiene e sanità comunicare prontamente e senza ritardo tale grave circostanza al direttore sanitario e agli altri membri del Cio, in vista della tempestiva gestione dell’emergenza, indebitamente omettevano di scambiarsi l’informazione e di riferirla alla direzione ospedaliera, così consentendo la diffusione del batterio in altri pazienti». Gli indagati, difesi dagli avvocati Marco Brusco e Lino Ciaccio, potranno adesso chiedere di essere ascoltati dal pubblico ministero e produrre eventuali memorie difensive.

In ospedale? Dopo lo scandalo delle sacche infette, al santa Maria della Misericordia è cambiato tutto il modo in cui i pazienti che ne hanno bisogno, vengono alimentati. Adesso infatti le sacche non vengono più ‘confezionate’ ma vengono comprate e quindi create esternamente. Quanto ad eventuali provvedimenti interni assunti dall’azienda ospedaliera nei confronti degli indagati, non ce ne sono. L’ospedale infatti, pur sottolineando che la magistratura deve fare il suo corso anche con questa tappa dell’avviso di conclusione delle indagini, si dice al fianco dei professionisti  confermando la bontà del loro operato.   

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