di Fra. Mar.
Dieci anni di reclusione per il cameriere marocchino che a gennaio del 2013 sparò ad un transessuale. Il pubblico ministero Gemma Miliani, nell’ambito del processo con rito abbreviato a Z.D., ha chiesto una pena pesante al giudice Alberto Avenoso che dovrà emettere il verdetto.
In aula L’imputato, assistito dall’avvocato Letizia Magnini, ha racontato in aula di non avere avuto alcuna intenzione di colpire il trans. Che per pura fortuna non venne preso all’arteria femorale rischiando quindi di morire. Il trans raccontò subito agli agenti della squadra mobile di essere stato ferito da un cliente che poi lo aveva riaccompagnato in strada. Quando poi fu in grado di muoversi, fu lui stesso ad accompagnarli presso l’appartamento in cui era stato ferito. Gli disse che avrebbero trovato un proiettile nel divano e altri segni della colluttazione. Ed infatti gli agenti della mobile diretta da Marco Chiacchiera trovarono tutto: l’ogiva conficcata nel divano, un buco su una porta a vetri provocato dal proiettile che ha ferito il trans e anche del sangue.
La pistola Ma l’elemento di maggior rilievo è la pistola che i poliziotti trovarono nell’appartamento: una Beretta, calibro nove, con la matricola ‘punzonata’ e col silenziatore e 32 proiettili. Sui motivi che avrebbero spinto il marocchino a sparare al trans poi si apre uno spaccato di questa parte di società a dir poco sconcertante. La lite tra i due sarebbe scaturita perché il marocchino avrebbe «bypassato» il trans nell’acquisto di cocaina, per ‘condire’ la serata. In questo caso, secondo quanto ha riferito lo stesso marocchino, il trans si sarebbe arrabbiato perché l’uomo aveva comprato roba di scarsa qualità.
Risarcimento In aula l’imputato ha detto che non aveva intenzione di ferire il trans, che intanto si è costituito parte civile con gli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza. I legali giovedì mattina hanno chiesto un risarcimento di 300 mila euro. Il processo è stato poi rinviato a mercoledì prossimo per la sentenza.
