Gli agenti dell’ufficio Immigrazione si erano segnati quella data sul calendario: ‘il 12 maggio finisce la sua pena’

Chi è Imed Y. , del ’76, detto appunto “Imi” è arrivato a Perugia nel 2011 con in tasca un permesso di soggiorno rilasciato dalla questura di Napoli per lavoro. Si è così sottratto ai numerosi “pattuglioni” esibendo legittimamente quel documento che lo legittimava a permanere nel territorio nazionale. Ma il permesso di soggiorno non gli ha evitato l’arresto, per spaccio di stupefacenti, nel giugno del 2011, quando è stato sorpreso a S.Egidio dai carabinieri, mentre cedeva una dose di cocaina. Nei due anni successivi ha collezionato altri tre arresti per spaccio, nei periodi di libertà che ha alternato alla detenzione. Nel marzo dell’anno scorso è tornato in carcere per l’ultima volta , tratto in arresto nell’ambito della nota operazione “Aladin”, effettuata dai carabinieri nelle province di Perugia, Caserta, Salerno e Modena. Il reato riscontrato è quello di associazione, finalizzata al traffico di stupefacenti. 

In poche ore a Tunisi Da allora è rimasto a Capanne anche per scontare tutta la pena residua delle precedenti condanne . Ieri mattina la scarcerazione per fine pena. Gli agenti dell’ufficio immigrazione della questura perugina hanno affinato la tecnica per fare funzionare gli ingranaggi burocratici e, in un gioco di incastri, velocizzare tutti i passaggi, attraverso una organizzazione preventiva, per rispedire a casa i soggetti che la legge consente di espellere. Ad attendere Imi, infatti, fuori dal carcere, ci sono gli agenti dell’ufficio Immigrazione che, per ordine del vice questore aggiunto Maria Rosaria De Luca, l’hanno accompagnato in Questura. Dopo gli atti di rito, gli hanno notificato il provvedimento di espulsione. Dopo solo due ore è comparso in udienza dal giudice di Pace che ha convalidato l’espulsione immediata con accompagnamento coatto alla frontiera. Tre ore dopo la scarcerazione è già in viaggio, con auto della polizia e “scorta” di tre poliziotti, verso Roma Fiumicino, dove, nel volo del pomeriggio, c’era un posto riservato per lui. Imbarco forzato, partenza e atterraggio a Tunisi, otto ore dopo la scarcerazione.