Il procuratore generale Fausto Cardella

di Iv. Por.

Fausto Cardella si è insediato come nuovo procuratore generale di Perugia. La cerimonia si è svolta mercoledì mattina nell’aula Goretti della Corte d’appello, dove Cardella ha giurato davanti ai vertici della magistratura umbra, alle istituzioni e ai rappresentanti delle forze dell’ordine. Al termine un lungo applauso, che ha fatto esclamare al presidente della Corte d’appello, Mario Vincenzo D’Aprile: «Noto che conoscete già Cardella e lo apprezzate quale magistrato serio e rigoroso, che ha sempre saputo risolvere casi dai più semplici ai più complessi. Abbiamo problematiche notevoli, ma sono certo che tutti insieme sapremo affrontarli». E, rivolgendosi a lui: «Bentornato in questa sede».

FOTOGALLERY: LA CERIMONIA

Da Perugia a Perugia Fausto Cardella, 65 anni di origini siciliane, può infatti essere considerato “umbro” d’adozione. In magistratura dal 1977 è stato per lungo tempo sostituto procuratore nel capoluogo umbro, dove si è occupato tra le altre cose del sequestro De Megni. Procuratore capo prima a Tortona, poi a Terni, prima di passare a L’Aquila, dove ha indagato sulla ricostruzione post terremoto. Ha fatto parte, negli anni, del pool che ha indagato sulle stragi di mafia in cui morirono Falcone e Borsellino.

«Grande onore» Visibilmente commosso, Cardella ha ringraziato i giudici e tutti i presenti. «E’ un grande onore per me – ha detto – assumere questo incarico. Quest’aula è il simbolo della cultura giuridica della città» ricordando come sia «dedicata a un maestro e amico come Giampaolo Goretti». Il nuovo procuratore generale ha rivolto anche un saluto alla stampa sottolineando come il Csm nel nuovo progetto organizzativo abbia dedicato un capitoletto al rapporto tra giustizia e informazione «perché – ha fatto notare –  c’è la convinzione che i tempi della giustizia e il modo di comunicarla sono sideralmente contrari alle esigenze della stampa. E cercheremo di tenerlo presente».

Non controllo, ma sostegno Cardella ha rimarcato come «oggi è tempo di riforme e i compiti di vigilanza e di controllo della Procura generale possono essere declinati, in attesa delle riforme, in modo da costituire un supporto, un sostegno, nei confronti del lavoro dei magistrati che sono esposti in primo piano, anziché in un modo chiuso e severo di controllo, senza alcuna possibilità di aumentare l’efficienza del sistema». Il procuratore ha infine ricordato la sua netta contrarietà alla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti. «Per me l’ordine giudiziario è unico – ha detto – e anche chi indaga deve mantenere l’equilibrio e il rigore del giudice». Per questo ha assicurato la sua stretta collaborazione con i magistrati della Corte d’appello.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.