La mamma Ilvana e il papà Bruno (Foto F.Troccoli)

di Francesca Marruco e Maurizio Troccoli

Una bara di legno chiara con una maglietta della Juve, una del Ramazzano e un peluche. Intorno tanta commozione. Dimenticata per un attimo la rabbia, è il giorno del dolore per chi ha amato Luca Rosi, il 38enne rimasto ucciso nel corso di una rapina a Ramazzano.

Il saluto a Luca I funerali sono inziati alle 15 nel cva della frazione di Ramazzano. A presiedere le esequie il vescovo Gualtiero Bassetti insieme al parroco di Ramazzano, mons. Mariano Cesaroni, ad altri sacerdoti della IV Zona pastorale dell’Archidiocesi e ai frati minori del convento di Farneto. Il corpo di Luca è giunto in paese all’interno di una bara di legno chiaro. Sopra due composizioni di rose rosse, una maglia della Juventus, un’altra del Ramazzano calcio (di cui era cassiere) con una foto in cui appare Luca sorridente e un peluche.

Lacrime La commozione è tangibile nelle tante persone che affollano il cva e si stringono intorno ai familiari: il padre Bruno, la madre Ilvana, la sorella Mariagrazia e il piccolo Lorenzo presente durante la rapina. Seduta vicino alla bara la fidanzata Mary che quando è arrivata ha baciato la foto del fidanzato. Presenti anche numerose autorità: la presidente della Regione Catiuscia Martini, il sindaco Wladimiro Boccali, che ha decretato per il giorno del funerale il lutto cittadino. Dietro l’altare è stato sistemato lo striscione con la scritta «Ciao Luca», lo stesso portato in corteo ed esposto nel giorno della fiaccolata. Un amico di Luca ha letto una lettera: «Ti auguriamo di allenare la squadra del paradiso», ha detto. La sorella più volte si è alzata per piangere sulla bara e accarezzare la foto del fratello. Dopo le esequie, terminate con un lunghissimo applauso, la bara è stata portata a piedi fino al cimitero.

Violenza cieca e spietata Nella sua Omelia, il vescovo Bassetti ha parlato di «violenza cieca e spietata, che non tiene più in alcun conto il valore della persona e della vita umana». Nell’omelia (il testo integrale è consultabile sul sito www.chiesainumbria.it) l’arcivescovo ha esordito richiamando il passo biblico “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (Gn 4, 10). «Questa drammatica pagina della Sacra Scrittura – ha spiegato Bassetti – ci rappresenta il primo grave fatto di violenza che si è compiuto sulla terra, il primo delitto. Un innocente viene ucciso e la voce del sangue di Abele grida verso Dio perché vuole giustizia. E Dio, che è padre di misericordia, ma anche giusto giudice, ascolta la voce degli innocenti, ascolta la voce delle vittime che si rivolgono a lui! La voce di Abele è la voce degli uccisi di tutti i tempi. Ancora oggi essa grida e chiede giustizia per il nostro fratello Luca, brutalmente assassinato nella sua casa, vittima innocente di una violenza cieca e spietata, che non tiene più in alcun conto il valore della persona e della vita umana».

«La nostra gente ha paura» Rivolgendosi ai numerosi presenti, l’arcivescovo ha detto: «È inevitabile il senso di sdegno, che si unisce al senso di impotenza e di paura. Siamo sconvolti, per questo brutale assassinio, per queste incursioni di violenza nei nostri ambienti per loro natura pacifici e solidali. Violenza improvvisa e inattesa ma forse favorita da quel degrado morale e sociale che sta devastando la nostra civiltà, aggredendo le coscienze dei più fragili e rendendo tutti insicuri e a rischio. C’è un malessere diffuso che non nasce tanto dalle difficili condizioni di vita, ma da disordine morale profondo, soprattutto da arroganza, da bramosia di denaro, da disprezzo della persona e della vita umana. Dopo questi ripetuti episodi la nostra gente ha paura, soprattutto in periferia e nelle campagne».

Alle istituzioni: «Ci dovete proteggere» «Le istituzioni pubbliche e le forze dell’ordine, che anch’esse hanno pianto dei morti su queste strade – ha ricordato il vescovo nel rivolgere a tutte loro un appello –, sono chiamate per la loro parte a prevenire e vigilare, perché la vita e i beni delle persone siano tutelati. Il male è male, bisogna dirlo con coraggio e chiarezza; ed occorrono, da parte di chi ha responsabilità, scelte veritiere e giuste. Noi abbiamo il diritto di vivere sicuri, di ritrovarci in pace e tranquillità nelle nostre case. Lo diciamo sulla bara del nostro fratello Luca: episodi come questo non devono più ripetersi»

«Torni la pace nelle case e nei cuori» «Come ora non è mancata la solidarietà di tutta la comunità di Ramazzano, a partire dal parroco don Mariano, e dell’intera città di Perugia verso questa famiglia – ha evidenziato il presule –, così dovrà essere anche per il futuro. Un futuro per ora avvolto da un triste velo di sofferenza e di angoscia, ma che mi auguro possa aprirsi alla speranza, dal momento che il Signore è risorto e la morte è vinta. Possa tornare la pace nelle nostre case e nei nostri cuori».  «Alla Vergine Santissima affido le persone più care al cuore di Luca, distrutte dal dolore, e questa comunità di Ramazzano – ha concluso mons. Bassetti –, perché in essa torni a fiorire la speranza. Il cammino quaresimale che stiamo percorrendo, costellato di dolore, ci conduce però verso un meta di luce e gioia, quella della Pasqua del Signore, che ha vinto la morte e che un giorno asciugherà ogni lacrima dai nostri volti».